Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze tra arte, natura e buona tavola

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Quando Monna Lisa, dopo aver posato per Leonardo da Vinci si girò, la sua celebre espressione enigmatica cambiò in stupore e meraviglia: alle sue spalle c’erano i pinnacoli e le guglie delle cosiddette balze del Valdarno. Non sappiamo se andò veramente così, ma ciò che è sicuro è il fatto che Leonardo si ispirò in più di una sua opera al paesaggio mozzafiato dei dintorni di Firenze che qualcuno paragona addirittura al Monument Valley americano.

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Ci sono tanti modi di visitare Firenze, la città d’arte forse più nota del mondo, culla di un’impareggiabile cultura rinascimentale. Ci si può tuffare direttamente nella folla in fila davanti ai musei e correre forsennatamente da un monumento all’altro scattando compulsivamente foto senza poi in realtà vedere granché. Stavolta abbiamo scelto di fare diversamente: più che visitarla e basta, volevamo capirla, sentirla, viverla un po’ come se la macchina del tempo ci avesse riportati nel Rinascimento.

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Abbiamo deciso di avvicinarla dalla giusta distanza, come è opportuno farlo con un’opera d’arte, così abbiamo eletto per nostra dimora una storica villa magnificamente ristrutturata situata in provincia, a circa una mezz’oretta di strada dalla città: l’Agriturismo Villa Poggio di Gaville, annoverato dal prestigioso quotidiano britannico The Times tra i venti migliori agriturismi della Toscana.

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Dopo esserci accomodati nelle camere stupende ed eleganti, dotate di ogni comfort e arredate con un gusto raffinato capace di fondere tradizione e innovazione, cultura toscana e fascino esotico grazie a mobili e complementi d’arredo provenienti dai 43 Paesi visitati dal titolare e proprietario Jamal Amin, partiamo alla scoperta di Firenze portando già nel nostro cuore il suo spirito aperto, di città che un tempo fu una vera e propria potenza.

Firenze

Quando visitiamo il Duomo di Santa Maria del Fiore, simbolo di Firenze e terza chiesa al mondo per grandezza la cui costruzione iniziò nel 1296, quattro anni prima che Dante Alighieri iniziasse a lavorare alla Divina Commedia, un’anziana fiorentina che incontriamo per caso ci racconta una storia da brividi che ci fa tornare direttamente tra i misteri tenebrosi del Medioevo. ”Lo sentite questo venticello?” ci chiede. ”Si tratta del rifrullo del diavolo. Una volta Lucifero si mise a seguire un prete per le strade di Firenze con l’intenzione di portargli via l’anima. Il religioso riuscì però a trarlo in inganno entrando in Duomo a dire una preghiera. Satana lo aspettava fuori, ma il prete uscì da una porta secondaria sfuggendo così al suo destino. Il diavolo sempre più annoiato e spazientito iniziò a sbuffare sollevando inizialmente una leggera brezza trasformatasi poi in una vera tormenta. Da allora quel rifrullo non ha mai smesso di soffiare.” Quando rientriamo a Gaville, visitiamo l’antica Pieve di San Romolo, eretta nel 1007, ben 108 anni prima che Firenze divenisse comune autonomo. Uscendo dall’edificio dalla bellezza suggestiva, ci fermiamo un attimo nella piazzetta antistante per verificare se tira un vento sospetto. No, qui è tutto tranquillo.

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Le nostre giornate fiorentine passano così tra la scoperta di chicche relative alla tradizione e alle grandi testimonianze dell’arte, e lunghe ore trascorse in pieno relax presso l’agriturismo. In certi momenti è come se a indirizzarci qui fosse stato addirittura Lorenzo de’ Medici, detto Il Magnifico, noto anche per la sua passione per i cavalli: presso l’agriturismo possiamo ammirare sei cavalli allo stato brado, autentici simboli di libertà, animali felici che s’intrattengono volentieri con noi turisti. Il loro spirito libero ci contagia e ci spinge a fare lunghe passeggiate rigeneranti nel verde della vasta tenuta proseguendo fino al vicino lago di Santa Barbara dove è possibile anche pescare e in estate si può addirittura imparare ad andare in barca a vela.

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Il connubio di natura e arte ci accompagna durante tutto il nostro soggiorno: ci capita di saltare in sella – a dei mountain bike noleggiati in agriturismo, ma anche a dei cavalli veri e propri durante i corsi di equitazione. Se ammirando certe opere d’arte viste a Firenze, ad Arezzo o a Siena è facile sentirci tra le nuvole, è altrettanto facile ritrovarci a mezz’aria anche nel vero senso della parola volando con la mongolfiera o col parapendio nella vicina San Giovanni Valdarno. Per i meno temerari niente di meglio invece della grandissima piscina (di 170 mq), irresistibile attrazione durante la nostra vacanza di relax.

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Quando partiamo alla scoperta delle meravigliose colline circostanti del Chianti, ”incontriamo” nuovamente Monna Lisa: la celebre modella di Leonardo, Lisa Gherardini, abitava infatti nella vicina Montagliari, frazione di Greve In Chianti. Le scoperte non si fermano certo qui: siamo infatti in terra di esploratori. Se a Firenze abbiamo potuto ammirare la chiesa Ognissanti della famiglia di Amerigo Vespucci, a Montefioralle, poco distante da Gaville, possiamo immergerci nelle atmosfere medievali del castello dove il grande esploratore abitò per un periodo. Ma era di questa zona, di Greve In Chianti, anche Giovanni da Verrazzano, l’esploratore che nel Cinquecento raggiunse per primo la baia di New York.

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Quando la sera ci accomodiamo al nostro elegante tavolo per cenare, scopriamo di essere a nostra volta ospiti di un grande esploratore: il titolare Jamal, che ci accoglie con sincera gentilezza, prima di creare questo angolo di pace e di relax, aveva girato il mondo per lavoro visitando ben quarantatré Paesi.

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”Dopo aver viaggiato tanto, aprire un agriturismo dove vivere a contatto con la natura e con le persone, condividendo con loro la mia innata passione per la cucina è stato il mio grande sogno che sono riuscito a realizzare alcuni anni fa”, ci racconta. ”L’amore per la cucina mi accompagna sin da bambino e rappresenta la mia più grande fonte di energia e di entusiasmo. La cucina dell’agriturismo si basa prevalentemente sulla tradizione toscana, che viene interpretata con fantasia e con la piacevole contaminazione anche di altre culture”, prosegue lo chef, profondo conoscitore dei sapori e dei profumi di tante terre, anche lontane.

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La sua cucina è in perfetta sintonia con lo spirito rinascimentale fiorentino: si sa quanto la buona tavola fosse apprezzata nella Firenze di secoli fa, non a caso fu proprio qui che la forchetta venne utilizzata per la prima volta. Al Museo della Civiltà Contadina di Gaville si può rivivere le atmosfere rurali di un tempo, ma in un certo senso quelle tradizioni continuano tuttora e vengono seguite anche dallo chef Jamal che utilizza esclusivamente ingredienti di prima qualità, biologici e provenienti dal territorio.

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Con l’aggiunta della sua fantasia e delle sue spezie scelte con sapienza, le cene presso l’agriturismo diventano qualcosa di magico, oltre che buono e salutare. ”Per me cucinare significa dedicarmi a una ricerca continua di nuovi sapori e di nuove esperienze, creando ogni volta un nuovo equilibrio del gusto, una nuova armonia sensoriale”, ci spiega.

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Se durante la nostra vacanza abbiamo avuto il piacere di goderci delle succulente cene gustando piatti come il fagotto con cernia e zucchini in brodo tartufato, lo sformatino di tonno fresco con avocado, le crespelle fiorentine con formaggio e prosciutto alla crema di zucca, la ribollita, le pappardelle al cinghiale, il filetto al pepe e frutti di bosco, la bistecca alla fiorentina o addirittura il pollo afrodisiaco con cipollotti e peperoni, potremo anche scoprire molte curiosità sulle sfiziose specialità di Jamal grazie al suo libro, intitolato ”Vivo di gusto! – La cucina creativa toscana secondo Jamal Amin”, disponibile anche in inglese col titolo ”Living with taste – About Creative Tuscan Cooking by Jamal Amin” uscito recentemente. Avremo così la possibilità di viaggiare insieme allo chef per tanti Paesi esotici, scoprire culture nuove, conoscere la storia dei piatti ideati e portati al successo da lui: un viaggio che da Firenze ci porterà nel mondo e  che porterà la bellezza del mondo a Firenze.

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Sorseggiando un buon Chianti e cedendo alla tentazione di dolci come i tartufi di cioccolato fondente, ananas e menta, o la mousse di panna cotta con frutti di bosco e liquirizia, il nostro viaggio fiorentino continua all’insegna della gioia di vivere rinascimentale, una gioia che ci farà sempre tornare in questi luoghi dove il viaggio è un’esperienza dei sensi e dello spirito.

 

Francesca Bertha

www.francescabertha.it

 

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.fi.it

www.villapoggiodigaville.com

Agriturismo Villa Poggio di Gaville

Via di Gaville, 30 – Gaville, Figline Valdarno (FI)

tel.: 055/961955

Facebook: Villa Poggio di Gaville

 

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Il libro di Jamal Amin, „Vivo di gusto! – La cucina creativa toscana secondo Jamal Amin”/”Living with taste – About Creative Tuscan Cooking by Jamal Amin” è disponibile presso i bookstore online più noti sia in formato cartaceo che ebook ed è possibile ordinarlo nelle librerie.

Ibs.it:

http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&xy=Jamal+Amin

La Feltrinelli:

http://www.lafeltrinelli.it/libri/amin-jamal/vivo-gusto/9788892605862

Mondadori Store:

http://www.mondadoristore.it/libri/Jamal-Amin/aut02992820/

Amazon.it:

https://www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&field-author=Jamal+Amin&search-alias=stripbooks

 

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FATIMA, LA STREGA DELLE SPEZIE

(tratto dal libro “Vivo di gusto! – La cucina creativa toscana secondo Jamal Amin”)

 

Durante la mia permanenza mi ero ripromesso di visitare Alnif, un paese del Marocco centro orientale, conosciuto per il suo henné e – per me più interessante – per il suo cumino, famoso per il suo profumo particolarmente intenso. Sapevo di un mercato che vi si teneva il venerdì, in cui venivano vendute, fra i vari prodotti, le spezie più disparate, e tra queste il famoso cumino. Mi vi recai quindi un venerdì mattina, svegliandomi presto per poter godere della mia visita senza la confusione tipica dei mercati di strada, che sapevo mi avrebbe distratto dal mio obiettivo.

Arrivato ad Alnif, cercando indicazioni per raggiungere il mercato, venni più volte indirizzato verso la casa di un’anziana signora di nome Fatima. Decisi che forse questa donna, così nota in paese da essere oggetto di consigli e al contempo già depositaria ai miei occhi di una sorta di segreto, di un’aura magica, valeva la pena di una breve digressione dal mercato. In fondo, il mercato sarebbe rimasto anche più tardi, ma non potevo avere la stessa certezza sulla signora.

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Mi feci accompagnare fino all’ingresso della sua casa e, una volta davanti alla soglia, esitai per un solo secondo, timoroso di poter disturbare la quiete di una tenera signora in età avanzata. Abbandonando quella sensazione, mi feci coraggio e bussai alla porta, uno splendido porticino color terra di Siena bruciata, in legno grezzo. Lei, Fatima, arrivò dopo pochi secondi, aprendomi subito il suo mondo con uno dei sorrisi più vivi, sdentati e genuini che avessi mai visto.

“Benvenuto straniero!” furono le prime parole che mi disse. Bastarono per farmi sentire a casa, come se fosse la casa di una vecchia nonna, mai vista, ma sempre conosciuta.

Mi accompagnò subito nel cuore della sua dimora, che scoprii essere anche un laboratorio, in cui utilizzava le spezie come principi per medicine e pratiche curative “ad hoc”.

Davanti a una tazza di buon tè alla menta, Fatima – che tutti chiamavano Strega Fatima per la sua attività – mi raccontò un po’ del suo mondo e del suo modo di curare le persone. Ciò che mi disse mi sbalordì: non avevo mai sentito niente di simile prima ed ero affascinato dalla sua storia e dal suo segreto. Fatima mi spiegò che aveva sempre avuto a che fare con le spezie nella sua vita. Dapprima, quando il padre le commerciava e lei gli dava spesso una mano nel trasportare i sacchi, aveva sviluppato un certo olfatto, abituandosi a riconoscerne i profumi, dai più intensi del cumino e del peperoncino, ai più delicati, ai più semplici e noti. Crescendo, aveva poi sviluppato la passione per il loro uso in cucina, ma al contempo anche per le loro virtù curative, dedicandosi alla presentazione di antichi rimedi, ma anche alla creazione di nuovi.

Aveva quindi provato a unire le due cose in un matrimonio che aveva trovato amore e devozione sufficienti per crescere e per durare negli anni. Quello che mi sbalordì fu il modo in cui Fatima creava i suoi rimedi: le persone si recavano da lei, senza che le avesse mai viste prima, e lei, così come aveva fatto con me, si prendeva cura di loro già dal primo momento, offrendo loro dell’ottimo tè e invitandoli a parlare di sé, dei loro bisogni, sogni e passioni, problemi e speranze. Dalle loro parole e dai loro volti, dagli sguardi che inciampavano in quel suo mondo stregato – oh sì, era davvero stregato, ma nel senso più magico del termine – Fatima attingeva come da un pozzo per raccogliere quanta più acqua poteva ed estirpava i loro segreti, così come le loro speranze e angosce più profonde, come un giardiniere estirpa una pianta nociva da un giardino, alleviando le loro pene. Dopo averli consolati, rinfrancati e rassicurati, si congedava da loro promettendo di riceverli la settimana successiva per dar loro la cura perfetta. E così era. Sempre. Non c’era mai stata una persona, mai una, che non fosse guarita con le sue terapie, i suoi unguenti miracolosi, le sue creme morbide dai profumi vellutati e dagli effetti miracolosi. Tutto questo grazie all’amore che lei ci metteva, per il modo in cui lei vedeva le persone dentro, attraverso la superficie, sotto la pelle, giù nel profondo fino agli inferi.

Mentre l’ascoltavo, mi tornava in mente un libro che avevo letto tempo prima, in cui una ragazzina orfana si era ritrovata a lavorare per una fiorista, dapprima come spettatrice esterna, quando nel retro del negozio sistemava le composizioni, mentre la proprietaria preparava bouquet e assisteva i clienti consigliando quali fiori usare per questa o quella occasione. Un giorno però, in cui la titolare era assente, aveva dovuto servire un cliente che voleva riconquistare la moglie in un periodo di crisi. La ragazza, seguendo la scia delle emozioni del signore, aveva tradotto ogni sensazione, ogni sentimento nella scelta di un fiore, componendo un magnifico bouquet che aveva centrato pienamente l’obiettivo del cliente.

La stessa passione, la stessa profondità nel leggere dentro gli altri, oltre lo sguardo, avevo ritrovato nelle due donne, una frutto della fantasia di una scrittrice, l’altra in carne e ossa, lì, davanti a me, che mi donava tutto il suo sapere, il suo essere. Mai mi ero sentito così nudo davanti a qualcuno, così come mi sentii allora. E mai così a mio agio.Cancellai tutti gli impegni che avevo quel pomeriggio, dimenticai tutte le cose che mi ero ripromesso di fare,posti da visitare, negozi in cui andare. Perché nulla, nessun ristorante, nessuna strada o incontro, mi avrebbero potuto arricchire tanto quanto fece Fatima in quelle poche ore che passammo insieme. Avendo compreso subito il mio bisogno di imparare, di poter assorbire nuova conoscenza per amore dell’Agriturismo, mi propose il suo aiuto in cambio di un piccolo e semplice sfizio: poter assaggiare un piatto che mai aveva mangiato prima. Io colsi immediatamente l’occasione che splendida donna mi offriva, quasi come fosse una sfida. Seppur non molto predisposto per questo genere di cose, mi dissi che in fondo un’occasione simile non mi sarebbe ricapitata facilmente e accettai. Sapevo che l’impresa sarebbe stata tutt’altro che semplice: riuscire a stupire Fatima, cucinando qualcosa che fosse per lei una novità, ma non discostandomi troppo dalla sua tradizione, era quasi un azzardo.

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Facendo appello a tutte le mie conoscenze, portai alla mente i piatti che più rappresentavano la terra in cui mi trovavo: cucinai così del cous cous, sotto forma di involtini ripieni, di pesce spada e tonno, e preparai il tipico pane ai cereali, utilizzando gli stessi ingredienti della gustosa focaccia di Tina alla crema di yogurt.

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Infine, unendo il dolce e il salato, preparai la pastilla, una sfoglia ripiena di carne di pollo o piccione, spolverata di cannella o zucchero a velo, che si può sostituire con dei ravioli ripieni di carne di quaglia con crema dolce di cipolle.

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Fatima, dopo aver gustato tutti i piatti, mi confidò dei segreti sulle spezie, rendendomi depositario di una conoscenza che ancora oggi conservo e custodisco gelosamente e che mi ha messo in grado di trasformare ogni mia creazione, anche con l’uso di una singola di quelle spezie, che con lei ho imparato a conoscere e a guardare con occhi nuovi. Miei, e in fondo un po’ anche suoi.

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Viaggio intorno al mondo tra le colline toscane: vacanze a Firenze tra arte, natura e buona tavolaultima modifica: 2016-06-23T17:22:12+00:00da Francesca_Bertha

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