Un antico borgo sul fiume azzurro: gita a Pavia tra storie di un tempo e buona tavola

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Se il Naviglio fosse navigabile come fu in passato, saremmo potuti arrivare a Pavia anche in barca. Mentre ci avviciniamo alla città che intorno al Seicento si chiamava Papia ed era la capitale del regno dei Longobardi, immaginiamo un percorso romantico via acqua: dopo la partenza dalla Darsena di Milano, la nostra barca scenderebbe lungo il Naviglio Pavese attraversando il tranquillo paesaggio padano, e una volta arrivata in città, farebbe un giro sul fiume Ticino, passando sotto lo spettacolare Ponte Coperto.

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Chi ci è stato, lo sa: Pavia è molto bella, infatti lo pensava perfino Francesco Petrarca. In una sua lettera indirizzata a Giovanni Boccaccio, il poeta del Canzoniere parla con entusiasmo della città, di cui racconta che erge al cielo le sue molte torri e gode della duplice vista delle Alpi e degli Appennini, oltre a essere allietata dalle placide acque del Ticino. Petrarca parla anche del ponte di marmo sul Ticino e del grande castello di Galeazzo.

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Percorrendo gli ampi viali, realizzati sul tracciato delle antiche mura che circondavano Pavia, e addentrandoci nelle caratteristiche stradine, respiriamo l’aria di una città a misura d’uomo e carica di storia e di cultura, anche in quanto importante centro universitario. Oltre a visitare alcune delle chiese più importanti, tra cui la basilica di San Michele Maggiore, dove fu incoronato Federico Barbarossa, costruita originariamente nel periodo longobardo, o come il Duomo, imponente edificio religioso la cui cupola è la terza in Italia per dimensioni, facciamo anche uno strappo appena fuori città, per ammirare la Certosa di Pavia, monumento di infinita ricchezza artistica e storica, eretta per volontà di Gian Galeazzo Visconti che pose simbolicamente la prima pietra del cantiere nel 1396.

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Il famoso Ponte Coperto ci affascina molto, e scopriamo che pur essendo stato costruito sulle stesse basi, non è lo stesso ponte che conosceva il Petrarca. Infatti, il ponte trecentesco, a sua volta costruito sui ruderi di un antico ponte romano, fu poi ampliato e modificato diverse volte nel corso della storia, fino a essere gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, e infine demolito e ricostruito ex novo. Il ponte che oggi ammiriamo, inaugurato nel 1951, collega la città al caratteristico Borgo Ticino, Burg-à-bass, cioè borgo basso in dialetto, dove si trova anche la statua in bronzo di una lavandaia, che ricorda il suggestivo vicolo Lavandai di Milano. A far sorridere il turista di oggi ci pensa la Linguacciona, la scultura raffigurante la testa di una donna beffarda che fa la lingua. Scopriremo dopo che lei non è l’unico personaggio sopra le righe di cui il luogo conserva la memoria.

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La nostra giornata pavese continua proprio in questo quartiere dal fascino antico e pittoresco, un tempo situato fuori dalle mura cittadine. Dopo aver attraversato il Ponte Coperto, ci addentriamo nel cuore di questo storico borgo per raggiungere via Milazzo, dove decidiamo di fermarci non solo per fare quattro passi immersi nelle atmosfere di una volta, ma anche per goderci un’ottima cena all’insegna dei sapori tradizionali. Eccoci arrivati infatti all’Antica Osteria Del Previ, situata sulle rive del “fiume azzurro”, il Ticino così chiamato per via delle sue acque cristalline.

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Lasciamo l’auto nel piccolo parcheggio privato del locale e ci accomodiamo in una delle sale accoglienti e calorose, arredate con eleganza e gusto dove ogni dettaglio è come se raccontasse una storia: l’antico soffitto a cassettoni, i pentoloni appesi a ricordare i tempi in cui all’osteria si servivano gamberi di fiume e vino sfuso, i piatti decorativi dell’Accademia Italiana della Cucina. Ad accoglierci con grande gentilezza è il signor Renzo De Felici, il titolare che ormai da diciott’anni gestisce l’osteria con la moglie e cuoca Alba Buzzi e i figli Valentina e Andrea.

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“L’osteria esiste da circa il 1860 ed è sempre stato un punto di riferimento di questa zona di confine tra Piemonte e Lombardia. Un tempo sul fiume fiorivano anche le attività di contrabbando e succedeva che i carabinieri venissero a cercare la refurtiva proprio nei locali dell’osteria di allora. Molti pensano che il nome Previ, che significa prete, voglia indicare una storica gestione religiosa dell’osteria: invece più che di acqua santa, si tratta del diavolo, infatti Previ era il soprannome di un contrabbandiere della zona”, rievoca il passato il signor Renzo mentre iniziamo a gustare i primi antipasti.

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La cucina è quella tipica lombarda, ma anche piacentina grazie alla signora Alba, originaria di Piacenza. Tutto viene prodotto in loco, con particolare riguardo alla pasta, comprese le paste ripiene e ai dolci. Iniziamo con dei salumi tipici tra cui la coppa, la pancetta e il salame di Varzi, ma assaggiamo anche la trota in carpione e dei salumi d’oca, tipici del territorio.

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Proseguiamo con le squisite paste ripiene fatte dalla signora Alba, tra cui i cappellacci di carne brasata di manzo e di vitello. Siamo vicini alle grande risaie lombarde, e non possiamo quindi fare a meno di gustare anche qualche bel risotto, ad esempio con salsiccia e Bonarda. I piatti cambiano seguendo la stagionalità delle materie prime, così in autunno possiamo mangiare dei tagliolini col tartufo, mentre in inverno vanno forti le tagliatelle e i tagliolini al sugo d’anatra o di lepre. Ci piacciono molto anche gli gnocchi di castagne con cavolo nero e fonduta di toma piemontese.

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Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini della ricca cantina che conta oltre 250 etichette con un occhio di riguardo all’Oltrepò Pavese, oltre a vini piemontesi, lombardi, friulani, veneti, emiliani, toscani, marchigiani, abruzzesi e siciliani, ma non manca nemmeno qualche etichetta francese.

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Tra le pietanze di carne scegliamo il fiore all’occhiello invernale del locale, il brasato Antica Osteria, ma sono irresistibili anche i filetti e controfiletti e le costolette d’agnello. I nostri amici si deliziano con il filetto col pepe verde, ma c’è anche chi lo sceglie alla griglia. Uno dei nostri preferiti è il capocollo di maialino in arrosto morbido con crema di cipolle e mele renette, ma fa proseliti anche la punta di sottofesa di vitello con funghi porcini, porro e raspadura su vellutata di patate viola. I nostri amici “acquatici” non resistono invece a un bello storione alla Borgo, ma riscuote grande successo anche il baccalà alla pavese, fatto in umido con cipolla mantecata al latte.

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La nostra giornata pavese si conclude tra le dolci tentazioni degli sfiziosi dessert della casa, tra cui una tarte tatin di mele con gelato alla crema, tanto amata e sempre disponibile in menù. Gustiamo con grande piacere anche uno zabaione con biscotti caserecci, così come la charlotte di castagne con salsa di cachi e dei sorbetti dai gusti più vari che cambiano insieme alle stagioni tra cui la mela verde, il limone o il frutto della passione.

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Dopo questa bella giornata possiamo solo dire di essere pienamente d’accordo con Francesco Petrarca: Pavia è davvero una città bellissima. Visitarla è stata un’esperienza piacevolissima che ripeteremo senz’altro presto.

 

Francesca Bertha

www.francescabertha.it

 

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.pv.it

www.anticaosteriadelprevi.it

Antica Osteria del Previ

Via Milazzo, 65 (Borgo Ticino), Pavia

Tel.: 0382/26203

 

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Un antico borgo sul fiume azzurro: gita a Pavia tra storie di un tempo e buona tavolaultima modifica: 2015-12-23T00:33:33+01:00da Francesca_Bertha
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2 pensieri su “Un antico borgo sul fiume azzurro: gita a Pavia tra storie di un tempo e buona tavola

  1. complimenti per il tuo blog! L’abbiamo inserito nella sezione “Viaggi e Luoghi” che trovi a questa pagina http://www.myblog.it/viaggi-luoghi/
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