Vista sulle Alpi dalla capitale del Marchesato: una giornata a Saluzzo

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Una capitale europea dove fioriscono le arti, importante nodo dei commerci, situata ai piedi delle Alpi, ricca di testimonianze culturali dei secoli precedenti: ecco Saluzzo, la meta di questo nostro weekend di relax. Oggi Salusse, come la chiamano i suoi abitanti, è un comune della provincia di Cuneo, e basta tornare indietro nella storia di qualche secolo per trovarla all’apice del suo presitigio. La città fu infatti capitale del Marchesato di Saluzzo per quattro secoli, durante i quali si succedettero sul suo territorio ben quattordici marchesi che a partire dalla fine degli anni 1100 resero il castrum di una volta un fiorente centro.

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Questo viaggio a ritroso nel tempo a Saluzzo si compie facilmente: percorrendo le strade all’interno del circuito delle antiche mura, ogni passo consente di ammirare uno scorcio diverso della suggestiva architettura medievale piemontese. Tra sontuose ville, giardini rigogliosi e antichi palazzi il nostro sguardo viene attratto anche dalla vista mozzafiato sulle catene montuose del Monviso, chiamato anche Re di Pietra la cui cima, spettacolare quando innevata, svetta sull’orizzonte stagliandosi nel cielo azzurro.

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Parlando con le persone del posto scopriamo che risale agli anni più gloriosi del Marchesato addirittura la realizzazione del primo traforo alpino, il Buco di Viso, scavato con l’utilizzo di ferro, fuoco, acqua bollente e aceto tra il 1479 e il 1480. Il tunnel, voluto dal marchese Ludovico II, collega l’Italia con il Delfinato, ovvero la regione storica francese oltreconfine. Per la galleria ogni anno transitarono oltre ventimila sacchi di sale, oltre a stoffe, broccati e cavalli importati dalla Francia, in cambio di vino, riso, canapa e olio di noce provenienti dal Marchesato.

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Il nostro “trekking urbano” ai piedi del Monviso inizia dal Duomo, costruito appena oltre Ponte Santa Maria, tra il 1491 e il 1501. L’edificio religioso, splendido esempio dell’architettura sacra tardo gotica, fu sede vescovile fino al 1511. Oltrepassando la cinta muraria, raggiungiamo la Castiglia, un’imponente fortezza edificata a partire dal 1271 per sostituire l’antico Castel Soprano. Ampliato nel corso dei secoli, il castello fu dotato di quattro torri, bastioni, ponte levatoio e fossato, e fu la dimora signorile dei marchesi. È con il declino della dinastia marchionale che la Castiglia diventa prima sede del presidio militare, poi ricovero di malati e infine, temuta prigione. Come molti castelli, anche questo visse fino al 1825 un periodo di abbandono durante il quale ispirò leggende su fantasmi e pensieri poetici da parte di artisti, ma oggi è sede di eventi culturali ed è inserita nel circuito dei Castelli Aperti.

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Vicino alla fortezza ammiriamo la quattrocentesca Torre civica, alta ben 48 metri, arrivando così alla splendida chiesa gotica di San Giovanni, che fu la chiesa principale della città fino al 1501 ed era sede dei Domenicani nel Trecento. Per chi desidera approfondire la storia religiosa del territorio, è imprescindibile una visita a Palazzo dei vescovi, sede del Museo Diocesano di Arte Sacra.

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Uno dei luoghi dove invece il ricordo del glorioso passato da capitale della città è più vivo è l’Antico palazzo comunale, costruito nel 1440. Mentre il suo porticato era animato da armaioli, speziali e scrivani pubblici, nel salone delle Congregazioni, dallo splendido soffitto a cassettoni decorato a stemmi e grottesche, si riunivano i rappresentanti dei borghi e delle terre del Marchesato.

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Dopo le riunioni, capitava anche ai nobiluomini di frequentare le osterie e le taverne della città. Seguiamo allora volentieri il loro esempio, fermandoci per cena presso la Taverna San Martino, in corso Piemonte. Parcheggiamo comodamente di fronte al locale e scendendo dall’auto ritroviamo ancora una volta il Monviso, che ci “guarda” dal fondo della strada.

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All’interno della caratteristica sala con le travi a vista, ci sentiamo subito avvolti da una piacevole atmosfera famigliare, dovuta anche alla calorosa accoglienza che ci riservano i titolari Manuela e Marco. Dal nostro tavolo possiamo ammirare i quadri della mostra temporanea attualmente in corso, che stavolta ci riportano in giro per Saluzzo attraverso pennellate dedicate alle bellezze della città e della montagna. “Esponiamo spesso opere di artisti della zona, e abbiamo notato che il connubio cibo – arte piace molto ai nostri ospiti”, ci spiega la signora Manuela che gestisce il ristorante insieme al marito, bravissimo chef con un’importante esperienza alle spalle, maturata presso diversi ristoranti prima di decidere, nel 1998, di aprire questo locale.

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Se da un lato si respira l’atmosfera delle taverne di una volta, dall’altro il tutto è reso anche molto attuale e contemporaneo grazie alla fantasia  con cui vengono rivisitate le specialità tipiche della cucina piemontese. “Curiamo con la massima attenzione la qualità delle materie prime, scegliendo ingredienti locali in pratica esclusivamente a km zero. Dalla carne di fassone alla frutta e alla verdura, tutto viene da produttori del territorio”, ci spiegano i titolari mentre iniziamo ad assaggiare gli antipasti. Ci arriva in tavola un assaggio di quattro specialità su un vassoio e ognuno di noi può servirsi secondo il proprio desiderio. Iniziamo con la regina degli antipasti piemontesi, la battuta di fassone, servita con olio di nocciole delle Langhe, fatto con spremitura a freddo. Assaggiamo anche il baccalà mantecato con le patate ed eccoci a ritrovare i sapori piemontesi di una volta in una veste attuale grazie al bignè con ripieno di peperoni e bagna cauda leggera. Ci piace molto anche la mousse fatta con un blu di mucca della Val Grana, lavorato con il seirass del Fen, una ricotta fatta stagionare nel fieno e prodotta con latte di capra, di pecora e di mucca, insaporita con un po’ di aglio e servita con il carbone di pane.

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Nel menù degustazione troviamo tre scelte di primi e altrettante di secondi e di dolci, ma c’è anche chi sceglie direttamente dalla carta. Proseguiamo con gli gnocchi al Castelmagno, proveniente da piccoli produttori possibilmente presidio Slow Food, e non resistiamo certo nemmeno ai tradizionali agnolotti del plin. Riscuotono grande successo anche i ravioles della Val Varaita, e c’è anche chi si delizia con i tajarin al ragù d’asino, fatto con carne di allevamenti astigiani. In questo periodo invernale è una vera goduria anche la minestra “Ula al fourn”, fatta con fagioli Borlotti, verdure e capocollo, fatti cuocere in una pentola di terracotta che si chiama appunto, ula. Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini delle Langhe, selezionate sia tra etichette conosciute, che di piccole cantine del territorio.

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Tra le pietanze scegliamo lo stracotto di fassone cotto nel Barbera, e c’è anche chi predilige l’entrecote di cavallo. Richiama i sapori di una volta la trippa in umido con le patate, mentre chi preferisce un secondo leggero, risulta un’ottima scelta la toma alla piastra con le marmellate e la cugnà preparata con le melecotogne.

Infine, non rinunciamo nemmeno a una degustazione di formaggi della Val Grana, e per chiudere in dolcezza cediamo alla tentazione dei dessert della casa tra cui lo zabaione al Moscato con paste di meliga, ovvero dei biscotti di farina di mais macinata a pietra presso un mulino della zona. La nostra amica attenta alla linea apprezza molto la torta di nocciole fatta senza farina, e per chi la questione della linea l’ha al momento accantonata è irresistibile la burnia, una torta di cioccolato fondente, crema di Chantilly e caramello al caffè. Ci conquista subito anche la panna cotta cremosa all’arancia, servita al cucchiaio e fatta con scorze di arancia con sopra delle scaglie di fondente. Prima di ripartire prendiamo il caffè preparato rigorosamente con la moka, apprezzando la semplicità e il gusto fin nei minimi dettagli.

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Per dirla con il celebre poeta e patriota saluzzese Silvio Pellico, dopo questo bellissimo weekend (durante il quale abbiamo potuto visitare anche la sua casa natale), speriamo di tornare presto qui, tra le “montagne e valli e feconde pianure e castella”.

 

Francesca Bertha

www.francescabertha.it

 

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.saluzzo.cn.it

www.tavernasanmartino.com

Taverna San Martino

Corso Piemonte, 109 Saluzzo (CN)

Tel.: 0175/42066

 

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Vista sulle Alpi dalla capitale del Marchesato: una giornata a Saluzzoultima modifica: 2016-03-15T13:03:21+01:00da Francesca_Bertha
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