Tra il Po, i palazzi e i piatti d’una volta: una giornata con l’angelo nell’antica Piacenza

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Il piacere fatto città: così si presenta Piacenza, a cominciare dal suo nome, che viene, appunto, dal latino Placentia. È con quest’ottima premessa che arriviamo qui in una bella giornata primaverile, da dedicare a questa città d’arte così vicina a Milano sia geograficamente che culturalmente, anche se appartenente all’Emilia Romagna.

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Piacenza sorge sulla riva destra del Po, e il fiume, oltre ad aver avuto nella storia una grande importanza dal punto di vista logistico, economico e difensivo, per i piacentini rappresenta anche un legame emotivo con la propria città. Nel “Mondo Piccolo. Don Camillo”, Giovannino Guareschi dice, con fantasia campanilistica, che “il Po, l’unico fiume rispettabile che esista in Italia, comincia a Piacenza”. E aggiunge: “Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente”.

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Piacenza viene spesso definita la “Città dei Palazzi”, grazie alla presenza di numerose dimore aristocratiche e borghesi, tra cui “il Gotico”, il palazzo dove ha sede il Comune. La città è molto vivibile, piena di giardini, oltre a una lunga serie di monumenti che testimoniano l’epoca del Ducato di Parma e Piacenza. Iniziamo il nostro giro dal Duomo per proseguire con la visita alla Basilica di Sant’Antonino, il patrono. In questa chiesa romanica, voluta da San Vittore, il primo vescovo di Piacenza, si riunirono nel 1183 i delegati della Lega Lombarda e l’imperatore Federico Barbarossa per firmare i preliminari della pace di Costanza. La Basilica conserva le reliquie del martire cristiano Antonino, oltre alle cinque tele del De Longe, raffiguranti le scene della vita del Santo.

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Piacenza ha dato i natali a numerosi personaggi dell’arte, della cultura e dello sport, dal politico e scrittore Melchiorre Gioia fino a Giorgio Armani e ai calciatori Simone e Filippo Inzaghi. A proposito di eleganza, bellezza e miti dello sport, cogliamo l’occasione per visitare il Museo della Vespa e dello Scooter, una miniera d’oro per gli appassionati del genere. Certo non trascuriamo nemmeno i musei più importanti della città, come quelli dell’imponente Palazzo Farnese, che ripercorrono la storia dell’arte a partire dal Medioevo, e il Museo di Storia Naturale, che contiene anche un interessante erbario ottocentesco e una collezione ornitologica.

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Restiamo idealmente nella storia della città decidendo di fermarci per cena presso l’Antica Trattoria dell’Angelo, forse la trattoria più storica di Piacenza ancora in attività. Situata nella caratteristica via Tibini, il locale si trova a due passi dalla Basilica di San Savino, nota anche per il suo pavimento simile alle onde del mare che può dare l’impressione di camminare sulle acque.

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La trattoria è un vero e proprio scrigno della memoria storica della città: si trova in un palazzo di fine Settecento, un tempo luogo di posta dove i viandanti si fermavano per far riposare i cavalli e per rifocillarsi nell’osteria situata a pianoterra, mentre al piano di sopra c’erano le camere della locanda e sotto si trovava un’ampia cantina. Ad accoglierci con grande gentilezza nelle caratteristiche sale arredate con semplicità e stile sono il signor Carlo Pastore, bravissimo cuoco, e il figlio Matteo Castignoli, responsabile della sala e della cantina. Padre e figlio che gestiscono il locale con grande passione, considerando la salvaguardia dei sapori tradizionali una loro missione. Ad aiutarli è uno staff affiatato di ragazzi che lavorano qui da oltre dieci anni: è anche grazie a loro che la trattoria riesce ad accogliere gli ospiti tutti i giorni, a pranzo e a cena.

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“Siamo qui ormai dal 1998, e l’aspetto attuale della trattoria è frutto di un’accurata ristrutturazione che abbiamo realizzato nel 2011. Creare un ambiente accogliente, caloroso e ideale per dei momenti conviviali, recuperando anche gli spazi anticamente riservati alle cantine era il sogno di mia mamma Silvana ed essere riusciti a realizzarlo rappresenta per noi anche un modo bello di ricordarla tutti i giorni”, ci confida Matteo mentre facciamo un giro tra le sale che oggi uniscono in maniera armoniosa eleganza e tradizione.

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Le caratteristiche volte in mattoni dell’ex cantina, così come le travi settecentesche fanno parte della cornice ideale per gustare i piatti tipici della tradizione piacentina. Con la gestione della famiglia Castignoli la trattoria ha anche ripreso il proprio nome originale, dedicato all’angelo. “Prima di noi si chiamava Da Ottavio, dal nome del precedente titolare, ma la denominazione Trattoria dell’Angelo è quella autentica, ispirata al fatto che in passato da qui si vedeva l’angelo del Duomo”, ci raccontano i titolari.

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Che qui si mangi molto bene e che si possano gustare anche i piatti della nonna altrove ormai praticamente introvabili, lo sanno anche i sassi. Infatti, la trattoria è ogni anno protagonista del fortunatissimo evento enogastronomico di quartiere nato nel 2008 e promosso dal giornalista e scrittore Umberto Fava, “Na Mangiäda in si Sass”, ovvero “una mangiata sui sassi. Sulle pareti notiamo anche alcune immagini che immortalano momenti della manifestazione durante la quale nelle vie Tibini e Sansone, entrambe caratterizzate dall’antica pavimentazione fatta di sassi aguzzi, viene allestito un vero e proprio ristorante con i tavoli apparecchiati come si deve.

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“Niente bicchieri di carta stile sagra, ma tutto fatto esattamente come nella trattoria. C’è un segnaposto, un pensiero per tutti i commensali e la serata è allietata anche da divertimenti come il quizzone sulla città, oltre alla musica. Dopo cena c’è anche chi non resiste alla tentazione di mettersi a ballare sui sassi. Questa cena sotto le stelle, che organizziamo sempre il primo venerdì di settembre, è un’occasione per gustare i migliori piatti della tradizione, e per passare una serata conviviale con gli amici in un contensto di antica memoria, capace di rafforzare il legame non solo tra le persone, ma anche con le proprie radici, con la propria cultura e con la propria comunità”, ci spiega Matteo.

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Quando ci accomodiamo al nostro tavolo, per stuzzicarci l’appetito ci viene servito uno scodellino di pesto di lardo insaporito con aglio e prezzemolo, insieme a dei crostini. A seguire gustiamo un ricco antipasto di salumi misti piacentini tra coppa, salame, pancetta, strolghino, cacciatorino, mariola e culaccia, ovvero il culatello piacentino stagionato, con cotenna. Ci piace molto anche la giardiniera di verdure in agrodolce, antica tipicità del luogo, ed è ottima anche la bortellina, fatta con acqua, farina e sale, fritta in padella e servita insieme ai salumi.

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Proseguiamo con gli squisiti primi di pasta fresca fatta dal signor Carlo, tra cui i mitici tortelli piacentini con le code, ripeni di ricotta e spinaci e fatti al burro e salvia, condimento che fa risaltare al meglio il sapore del ripieno, anche se c’è chi opta invece per un gustoso sugo di funghi. Non rinunciamo certo nemmeno ad assaggiare i pisarei e fasò, e troviamo irresistibili anche gli anolini in brodo col ripieno di stracotto preparato con una cottura molto lunga. Tra le chicche della cucina piacentina assaggiamo anche le chicche, appunto, della nonna: sono degli gnocchettini fatti a mano con ricotta e spinaci. Ripieno buonissimo che ritroviamo anche nei panzerotti, scelti da alcuni nostri amici.

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Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini del territorio selezionati da Matteo tra cui il Gutturnio, il Cabernet, l’Ortrugo e il Malvasia. Il vino ci viene servito negli scodellini di antica tradizione: un ulteriore dettaglio che rende la nostra esperienza piacentina del tutto autentica.

Proseguiamo con delle pietanze tipiche che ci riportano nella storia della città. Durante il Medioevo Piacenza era una piazza importante di fanteria e quando un cavallo si azzoppava era d’uso abbatterlo: ecco come si era diffusa la tradizione gastronomica della carne equina, preparata in tanti modi, dalla tartare alle bistecche. Assaggiamo uno dei piatti più classici, la cosiddetta piccola di cavallo, un macinato di carne cotto molto lentamente e servito con la polenta. La “piccola” era il nome del recipiente in cui la pietanza veniva servita. Tra le specialità equine rientra anche lo stracotto di asinina, preparato con una cottura particolarmente lunga, di otto-dieci ore a fuoco lento e accompagnato con la polenta, il suo abbinamento ideale.

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Assaggiamo anche degli arrosti vari oltre a degli ottimi bolliti con delle salse e mostrade. Non rinunciamo certo nemmeno al merluzzo in umido alla piacentina, altra specialità tipica resa speciale anche dal fatto di essere l’unico piatto di pesce del territorio. Il merluzzo si serve sia fritto che in umido con le cipolle, ma c’è anche chi lo prepara con il pomodoro.

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La nostra giornata piacentina si conclude in gran dolcezza grazie agli sfiziosi dessert fatti in casa tra cui la sbrisolona piacentina, ovvero una torta croccante con mandorle tostate, servita col passito. Assaggiamo anche diverse torte caserecce tra cui quella alle mele e ci piacciono molto anche le ciambelle, i semifreddi e le mousse. Concludiamo sorseggiando un Bargnolino, un ottimo digestivo fatto con le bacche, e c’è anche chi opta per un buon nocino.

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Dopo questa bella giornata che ci ha fatto conoscere e apprezzare l’anima e le tradizioni della città, siamo certi di voler presto ripetere l’esperienza. L’occasione giusta potrebbe essere un Giovedì del Buongustaio, l’evento ricorrente della trattoria, dedicato ai piatti tipici del luogo, proposti secondo un calendario che comprende la maialata, la trippata, la lumacata, il piccione, la cresta del gallo, ma anche la rana e il toro, una vera e propria panoramica dei sapori di una volta che è bello poter riscoprire dopo una passeggiata in città.

 

Francesca Bertha

www.francescabertha.it

 

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.piacenza.it

www.anticatrattoriadellangelo.com

www.namangiadainsisass.net

Antica Trattoria dell’Angelo

Via Tibini, 14 Piacenza (PC)

Tel.: 0523/326739

 

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Tra il Po, i palazzi e i piatti d’una volta: una giornata con l’angelo nell’antica Piacenzaultima modifica: 2016-04-13T16:02:02+02:00da Francesca_Bertha
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