Gita sul meridiano e a tavola col fante sabaudo: una giornata a Mondovì

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C’era un bambino di modesta famiglia che agli inizi del Settecento amava correre su e giù per le stradine della sua città. Dal nucleo storico del rione Piazza, situato sul Monte Regale alto 559 metri, il suo sguardo poteva spaziare verso la pianura segnata dal fiume Po, e anche verso le colline delle Langhe. All’epoca non sapeva ancora che il meridiano Gradus Taurinensis passasse proprio da Mondovì, e sebbene iniziasse molto presto a interessarsi di matematica, non immaginava che anni dopo sarebbe stato proprio lui, Giovanni Battista Beccaria, ormai celebre scienziato, a effettuare per la prima volta le misurazioni di quel meridiano.

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Arriviamo a Mondovì passando da un ponte sul torrente Ellero e ci viene scherzosamente da complimentarci col meridiano: aveva proprio “scelto” una bella città da attraversare. Il nostro sguardo viene costantemente attratto da palazzi storici, da splendide chiese e da scorci caratteristici, oltre che dalla collina su cui si erge il centro storico.

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Nel rione Breo ammiriamo la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, e alcune persone del posto ci fanno notare l’automa in ferro, realizzato nel secolo XVIII dall’artigiano locale Matteo Mondino, che con un martello in mano batte le ore su una campana. Quella figura è il Moro, uno dei simboli della città, ed è anche la maschera che raduna il popolo per i festeggiamenti del carnevale. Secondo una leggenda le truppe napoleoniche, che occuparono la città nel 1796, scambiarono l’automa per una vedetta e lo presero a fucilate.

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Dopo un giretto tra i vari rioni nella parte bassa del comune, prendiamo la funicolare per raggiungere, percorrendo un tragitto panoramico, lo storico rione Piazza. Fu proprio qui che nel 1198 fondarono la città. In quel periodo nei villaggi della zona la gente era piuttosto stanca delle continue vessazioni dei marchesi, perciò la popolazione decise di costituirsi in liberi comuni situati in posizioni collinari e strategiche: così nacque anche Cuneo, nello stesso anno.

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La nostra passeggiata continua nella stupenda piazza Maggiore, dove ammiriamo la settecentesca cattedrale di San Donato, costruita nel luogo di una pieve risalente al XII secolo. Visitiamo anche la bellissima chiesa di San Francesco Saverio, detta “La Missione”, che conserva al suo interno i capolavori pittorici di Andrea Pozzo.

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Raggiungiamo il Belvedere e oltre alle antiche mura e al panorama mozzafiato ammiriamo la torre civica, eretta tra il XIII e il XIV secolo inizialmente in forme gotiche. La torre, alta oltre 29 metri, nel 1762 servì a Giovanni Battista Beccaria come punto trigonometrico per la determinazione della lunghezza del meridiano “monregalese”.

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Dalle alture con vista sui campi di battaglia napoleonici decidiamo di fare visita a un soldato che lì combattè per la propria terra e oggi ci ospiterà a tavola: raggiungiamo così il Ristorante Il Fante Sabaudo, situato nella caratteristica piazza d’Armi. Lasciamo l’auto nell’ampio parcheggio antistante il locale e una volta all’interno, veniamo accolti con grande gentilezza dal giovane titolare Sergio Chiecchio.

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Nell’ambiente di notevole fascino, antico e moderno si amalgamano in maniera del tutto armoniosa. Alle sale allestite tra le storiche mura e arredate con un elegante design contemporaneo che nella saletta riservata alle coppie si veste dei colori caldi del sole, si aggiunge anche un bellissimo terrazzo, fresco e intimo riparo dal caldo nelle serate estive.

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“Questo palazzo risale al Settecento e apparteneva a un maniscalco. Al piano di sopra c’era la stalla e durante la ristrutturazione sono stati conservati sia gli anelli a cui venivano legati gli animali, che la mangiatoia, che oggi utilizziamo come contenitore delle bottiglie di vino.

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Ma abbiamo dato nuova vita anche ad altri oggetti di recupero, come un antico tavolo da falegname di mio zio a cui abbiamo aggiunto delle portine di vetro”, ci fa vedere alcune chicche Sergio, che gestisce il locale dal novembre del 2015 insieme all’amica fidata Brunella Febo, bravissima cuoca quarantatreenne.

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“Tra noi due sono io quello più esplosivo, sempre con mille idee nuove per la testa, mentre Brunella è la più saggia che mi aiuta a restare con i piedi per terra”, ci confida Sergio, che nonostante la giovane età vanta già un’importante esperienza come chef, maturata non solo grazie agli studi alla scuola alberghiera, ma anche durante vari stage e periodi di lavoro presso diversi titpi di strutture, dall’osteria all’hotel 4 stelle, fino a un anno passato in Francia. “Quella francese è stata un’esperienza molto formativa per me, anche perché mi sono trovato a dover fare il pasticcere per la prima volta in vita mia. Quell’anno passato dall’altra parte delle colline mi ha dato molto, anche in termini di coraggio e fantasia nel proporre certi accostamenti di sapori”, ricorda Sergio.

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Coccole e qualità – sono queste le due parole chiave che meglio descrivono la filosofia di cucina del ristorante, oltre a un corretto rapporto qualità-prezzo che lo rende accessibile sia alle famiglie che ai giovani. “In quest’epoca frenetica vorremmo permettervi di ritagliare un piccolo lasso di tempo nell’arco della vostra giornata per accomodarvi a un tavolo e rilassarvi in tutta serenità, degustando un buon bicchiere di vino assaporandone ogni singola sfumatura aromatica, e gustando i piatti cucinati per voi dal nostro chef, risultato di viaggi, esperienze e passione”, ecco l’ars poetica del ristorante, riassunta in poche efficaci righe che leggiamo nell’introduzione della carta dalla grafica curata e originale che richiama il design del locale, a cominciare dalle decorazioni sul portone fino allo stile del logo con il fante, trasferito anche su una grande lastra metallica all’ingresso, ritagliata ad arte da una giovane artista.

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Il menù cambia spesso e si basa sulla tradizione italiana con particolare riguardo a quella piemontese, offrendo anche diverse novità. “Utilizziamo i prodotti del territorio, tra cui anche qualcosa di quasi dimenticato come il grano saraceno. Facciamo tutto in casa, e puntiamo molto sulla freschezza. Se un prodotto finisce, preferisco dire al cliente che è finito, per me è improponibile sostituirlo con qualcosa di industriale”, ci spiega il titolare mentre iniziamo a gustare delle saporite bruschette e degli ottimi salumi che ci vengono offerti come “entratina”, in attesa delle portate.

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Assaggiamo anche una buonissima giardiniera, altra coccola che ci introduce nel mondo delle bontà tipiche del territorio. “Puntiamo su pochi piatti per portata e presto avremo anche un “menù tradizione” a prezzo fisso e ridotto per famiglie e turisti. Il pesce ci arriva fresco ogni mattina e per la carne utilizziamo vitella piemontese. In menù abbiamo sempre un piatto conosciutissimo e amato da tutti, saldamente presente nell’immaginario culinario collettivo, tipo gli spaghetti cacio e pepe o la pasta con aglio, olio e peperoncino. Un tocco rassicurante da un lato ci consente un guizzo di fantasia dall’altro: proponiamo infatti anche delle novità, dei piatti rivisitati con un po’ di sana sperimentazione. Teniamo all’innovazione, ma basandoci sempre sulle materie prime tradizionali del territorio e seguendo la stagionalità dei prodotti, molto spesso biologici”, aggiunge lo chef. Appena cominciamo ad assaggiare le prime portate, troviamo piena conferma del motto del ristorante, che abbiamo visto riportato su una tela all’ingresso: “Si cucina sempre pensando a qualcuno, altrimenti stai solo preparando da mangiare”. Poche parole efficaci per riassumere il segreto dello chef.

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Iniziamo con una sfiziosa millefoglie di lingua con pane carasau e bagnetto verde, e assaggiamo anche uno spiedo casereccio con crema di verdurine, ma ci piace molto anche la crema di zucca con uovo cotto al forno, raschera e sale nero. Dopo questo ricco antipasto una parte del nostro gruppo sceglie un irresistibile primo classico, gli spaghetti cacio e pepe. Nella sua semplicità, si rivela una scelta azzeccatissima e molto gradita. Non rinunciamo certo nemmeno a bontà gustose e legate alla tradizione come i tagliolini di grano saraceno con pomodoro, olive nere taggiasche e capperi, oppure come una saporita vellutata rustica in crosta. Gli animi marinari optano invece per le linguine al pesto rosso e pescato del giorno, un piatto fresco che richiama l’estate.

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Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini che ci consentono di fare un giro per l’Italia, anche se ci concentriamo alle etichette piemontesi tra cui troviamo sia nomi importanti di sicuro impatto, che cantine meno note di piccole aziende vitivinicole che però garantiscono un eccellente rapporto qualità-prezzo. Chiacchierando con il titolare scopriamo che tra i suoi progetti c’è anche quello di realizzare una cantina visitabile, così chissà, magari tra un po’ di tempo potremo tornare qui anche per delle degustazioni o degli eventi organizzati in enoteca.

Tra le pietanze ci conquista subito il lingotto di vitella piemontese al pepe, mentre chi sogna il mare si gode un cuore di filetto di tonno scottato al pane aromatizzato, pistacchi e insalatina di cavolo viola, verza e avocado all’aceto balsamico. Risultano irresistibili anche le seppie ripiene, e c’è anche chi opta per un gustoso hamburger della casa con salsa di cannellini al profumo di rosmarino.

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Infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert della casa, fatti ad arte da Sergio. Scopriamo così dei dolci noti, ma realizzati con un tocco creativo come il tiramisù alle arance o la panna cotta ai frutti di bosco, crumble al cacao e amaretto. Alcune nostre amiche scelgono come dessert una vera e propria pianta: si tratta delle terre di cioccolato, servite in un vasetto, con una piantina di erbette aromatiche, da annaffiare con della marmellata liquida. Un vero spettacolo, così da vedere come da gustare. Non è da meno nemmeno il Martini royal rosè, un cocktail fatto dessert, composto da prosecco, Martini rosso e succo d’arancia, portati allo stato solido, come la gelatina. Il gusto è molto particolare e gradevole, tra il dolce e il piacevolmente amaro, per non parlare dei suoi effetti digestivi benefici. A fine cena c’è chi gusta dei liquori artigianali e non rinunciamo nemmeno a un bel caffè biologico da far seguire da un paio di caramelle offerte dalla casa.

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Dopo questa bellissima giornata siamo certi che torneremo presto sul meridiano di Mondovì, saluteremo con un sorriso l’instancabile Moro che è riuscito a ingannare le truppe napoleoniche e verremo a mangiare con piacere dal fante sabaudo.

 

Francesca Bertha

www.francescabertha.it

 

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.mondovi.cn.it

Ristorante Il Fante Sabaudo

Piazza d’Armi, 2 Mondovì (CN)

Tel.: 0174/47682

Cell.: 366 957 4925

Facebook: Il Fante Sabaudo

 

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Gita sul meridiano e a tavola col fante sabaudo: una giornata a Mondovìultima modifica: 2016-04-26T14:37:01+02:00da Francesca_Bertha
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