A passo di lumaca tra le cascate di fiori: una giornata a Borgio Verezzi dalle grotte ai terrazzamenti liguri

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Che la Liguria sia la regione forse più colorata d’Italia, grazie alle sue case arancioni, gialle e rosa, capaci di riflettere ed amplificare perfino il più debole dei raggi solari, è risaputo. Ma basta andare a Borgio Verezzi per scoprire che la stessa caratteristica di questa splendida regione si manifesta perfino sotto terra: infatti, le grotte di Borgio Verezzi, scoperte nel 1933, anno in cui Borgio e Verezzi sono stati uniti nello stesso comune, sono le grotte turistiche più colorate d’Italia. Questo fenomeno spettacolare è dovuto alla presenza di svariati minerali che riflettono la luce soffusa regalando ai visitatori un caleidoscopio di bianchi, di gialli e di rossi in mille sfumature diverse.

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La nostra visita a Borgio Verezzi inzia proprio dalle grotte, lungo il percorso turistico di circa ottocento metri, durante il quale ammiriamo delle enormi stalattiti dalle forme più curiose, delle cannule, dei drappi incredibilmente sottili, fino a dei laghi, formatisi grazie alle acque di qualche torrente in superficie, tra cui il Rio Battorezza, inghiottite dalle cavità. Benché le grotte non fossero mai state abitate dall’uomo, tra le sue concrezioni sono stati rinvenuti svariati reperti ossei di origine animale databili tra i 500 mila e i 750 mila anni fa, e non si tratta certo delle ossa di qualche malcapitato gatto o coniglio: sono invece resti di rinoceronti, elefanti, tigri, coccodrilli, macachi, orsi e perfino di mammut, animali che a quell’epoca scorrazzavano indisturbati sotto il sole ligure…

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Essendo passato da allora davvero tanto tempo, proseguiamo la nostra passeggiata senza il timore di incontrare qualche belva, e così raggiungiamo la bella chiesa parrocchiale di San Pietro, edificata sui resti dell’antico castello del Burgum Albinganeum nel 1789. Anche dal pavimento della chiesa è possibile accedere a una grotta, con un lago sul suo fondo. A Borgio visitiamo anche il santuario della Madonna del Buon Consiglio.

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Verezzi fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia, e lo conferma  anche la vista sul golfo che curva dopo curva si amplia in una cornice di oleandri e bouganville, fino al borgo di Verezzi che ha conservato intatte le proprie caratteristiche medievali. In questo luogo magico, e in particolare nella piazza Sant’Agostino, si svolge dal 1967, ogni anno nei mesi di luglio e agosto, il Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Nel 2016 la prestigiosa manifestazione giunge alla sua cinquantesima edizione.

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A Verezzi visitiamo anche la chiesa di San Martino e il santuario di Maria Regina Mundi: i due edifici religiosi si trovano sulle alture, e nelle loro vicinanze si può ammirare anche un curioso mulino Fenicio. Rientrando nel borgo, ci avventuriamo nei suoi vicoli caratteristici dalla bellezza fiabesca dove a ogni angolo corrisponde una cascata di fiori e ogni passo svela un nuovo scorcio da fotografare.

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Attraversiamo così la piazza del festival teatrale e mentre ammiriamo la vista mozzafiato che tra gli archi si staglia sul mare, ci avviamo lungo una pittoresca creuza che porta verso una zona di coltivazioni a terrazze. Dopo circa un minuto di comoda passeggiata raggiungiamo la nostra meta, l’Agriturismo Ca’ du Gregorio.

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Abbiamo scelto di fermarci per cena qui perché avevamo voglia di gustare la vera cucina ligure in un contesto altrettanto autentico: non avremmo potuto trovare un posto migliore di questo. Abbiamo sempre visto i terrazzamenti liguri da lontano, passando sull’autostrada, ma questa è la prima volta che ci troviamo all’interno di queste tipiche fasce, divise da filari di muri a secco spesso risalenti a secoli fa e costruiti dalle donne del paese mentre gli uomini andavano per mare.

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Arrivando presso l’agriturismo veniamo accolti con grande gentilezza dai titolari, il signor Gian Paolo e la signora Ivana che gestiscono l’azienda agricola da un quarto di secolo e accolgono gli ospiti nel loro agriturismo da ben sedici anni.

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Vista la splendida giornata, prima di accomodarci all’interno dello storico edificio per mangiare, cogliamo l’occasione per scoprire questa fattoria molto particolare e dalla bellezza suggestiva. Dal dehor immerso in un tripudio di fiori da cui si apre una vista impagabile sul mare in cui riusciamo a distinguere senza fatica anche l’isola Gallinara, ci basta fare pochi passi per entrare nel vivo delle coltivazioni a terrazze.

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Oltre agli ulivi della rinomata qualità taggiasca il cui verde pastello si confonde con l’azzurro del mare, scopriamo un’infinità di piante stupende, alcune delle quali proprio particolari. Oltre allo spettacolo dei fichi d’India, dei capperi e delle zucchine trombette in fiore, ci sorprendono addirittura delle piante di Goji, gli alberi che producono le bacche note per i loro effetti benefici sulla salute.

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“A volte prepariamo delle crostate utilizzando non solo l’uva fragola o altri frutti, ma anche le bacche di Goji, e l’idea piace molto ai nostri ospiti”, ci spiega il signor Gian Paolo mentre ci fa assaggiare alcune bacche arancioni, molto buone e dolci.

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Non c’è fattoria senza animali e per la gioia di grandi e piccini, neanche questo agriturismo fa eccezione: tra le fasce c’è spazio non solo per galline e conigli, ma anche per delle pecore che ci guardano curiose e perfino per qualche simpaticissimo asinello.

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L’azienda, insignita a Expo della prestigiosa Bandiera Verde Agricoltura della Confederazione Italiana Agricoltori, fa parte dell’Associazione “La Strada del Vino e dell’Olio dalle Alpi al Mare” che racchiude i migliori produttori liguri e durante la nostra cena abbiamo modo di assaggiare molti dei loro prodotti genuini.

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“Praticamente tutto quello che diamo da mangiare proviene dalle nostre coltivazioni biologiche e senza trattamenti, dalle olive ai carciofi, dalle zucchine trombette alle altre verdure fino ai capperi. I nostri antenati producevano anche il sale, e lo portavano in pianura percorrendo la celebre Via del Sale, per ritornare carichi di sacchi di farina”, ci racconta il signor Gian Paolo mentre ci accomodiamo al nostro tavolo all’interno della caratteristica sala della casa risalente al Seicento.

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“Alcune parti dell’edificio, come ad esempio quel portone in pietra, sono anche molto più antiche”, ci fa notare il titolare, mentre il nostro sguardo spazia tra oggetti che testimoniano la storicità della casa come la trave che faceva parte della struttura del frantoio – anticamente quasi ogni casa di questa zona aveva il suo frantoio -, o come le nicchie nei muri spessi che servivano per tenere al fresco i barattoli di burro.

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Un elemento ricorrente di questa casa è la tipica pietra rosa di Verezzi, e nel davanzale di una finestra scopriamo anche un’opera d’arte realizzata dal signor Gian Paolo: una bellissima lumaca scolpita nella pregiata pietra locale, un modo per omaggiare sia il “marmo rosa” del luogo che la lumaca, regina della cucina verezzina.

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Sulle pareti scopriamo inoltre una sequenza fotografica realizzata alcuni anni fa, quando l’agriturismo, insieme all’Associazione organizzò un evento rievocativo creando una vera e propria carbonaia secondo tradizione. “I ragazzi di oggi spesso non sanno neanche a cosa servisse il carbone”, ricorda con un sorriso il signor Gian Paolo mentre iniziamo a gustare le prime specialità della casa.

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Cominciamo con delle zucchine e delle melanzane ripiene, e assaggiamo anche delle frittelle di erbette e di cipolle. La varietà di cipolla che troviamo qui è coltivata da oltre cinque generazioni ed è particolarmente squisita e dolce. Proseguiamo con i cosiddetti mandilli de sea, ovvero i tipici “fazzoletti di seta”, una pasta estremamente fine da cui si ritagliano i ravioli che possiamo gustare col ripieno di erbette e carne, ma anche di ortiche, conditi con sughi di borragine o di altre verdure, di carne o col pesto genovese. Tra i primi ci piaccino molto anche le tagliatelle servite con vari sughi tra cui quello di gherigli, cioè di noci, mandorle e nocciole. Alcuni di noi scelgono invece un bel minestrone sano e saporito.

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Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini sia dell’azienda che di altri produttori del territorio tra cui il Vermentino, il Pigato, il Granaccia e il Rossese di Ventimiglia.

Proseguiamo con delle pietanze tradizionali come il coniglio alla ligure con olive taggiasche e pinoli, la cima genovese, degli arrosti preparati con la carne di spacci della zona, e soprattutto gustiamo il piatto per eccellenza dell’agriturismo: le lumache alla verezzina.

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Si tratta di una specialità antica la cui preparazione presuppone tempi e dedizione non certo fugaci come siamo abituati oggigiorno. “Le lumache alla verezzina si fanno preparando due tipi di triti: il primo con aglio, prezzemolo, cipolla, capperi, acciughe, erbe aromatiche, pinoli e peperoncino. Con questo trito avviene la prima fase di cottura che dura cinque-sei ore. Si prosegue col secondo trito fatto con pane, capperi e nocciole, per altri circa dieci-quindici minuti con l’aggiunta di vino e brodo di carne. Non c’è bisogno di dire che noi il dado non sappiamo neanche cosa sia”, ci svela la signora Ivana.

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Infine, non resistiamo certo alla dolce tentazione dei dessert della casa, tra cui il budino agli amaretti e le fantastiche crostate fatte con marmellate di albicocche, uva fragola, pesche e a volte, le bacche di Goji.

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Dopo una splendida giornata come questa andare via non è facile: riusciamo a farlo solo portando con noi oltre al ricordo dei riflessi variopinti delle grotte e dei fiori di Borgio Verezzi, anche alcuni barattoli di capperi sottaceto e di salsa di capperi con pinoli e aglio di Vessalico (presidio Slow Food) prodotti dall’azienda, e riproponendoci di tornare qui presto, magari in occasione della Sagra della Lumaca organizzata dalla Società di Mutuo Soccorso La Concordia il 13-14 agosto prossimi. Un po’ di sana lentezza vissuta in questo luogo stupendo ci farà sempre bene.

 

Francesca Bertha

www.francescabertha.it

 

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PER INFORMAZIONI:

www.comuneborgioverezzi.it

www.festivalverezzi.it

www.agriturismocadugregorio.it

Via Ortari, 22 Borgio Verezzi (SV)

Tel.: 019/611952

 

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A passo di lumaca tra le cascate di fiori: una giornata a Borgio Verezzi dalle grotte ai terrazzamenti liguriultima modifica: 2016-06-20T16:01:22+02:00da Francesca_Bertha
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