Gita con i lama, gli alpaca e le caprette nell’entroterra genovese: una giornata a Savignone

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Nel 725 il re dei Longobardi, Liutprando, era impegnato in un’impresa piuttosto delicata: il trasferimento delle spoglie di Sant’Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia. Quando la salma si trovava a Savignone, il re giunse sul luogo di persona per coordinare l’operazione. Fu proprio in questo stupendo paese immerso nel verde scuro della Valle Scrivia, abbracciata dalle selvagge catene montuose liguri che accadde un fatto miracoloso. Il corteo funebre depose le spoglie in una chiesetta primitiva. Al momento di ripartire, nessuno riuscì a smuovere la bara da terra: un peso divino la inchiodava a quel luogo. Il re Liutprando seppe interpretare correttamente il segnale, promettendo la costruzione di un monastero. Fatta la promessa, il corteo potè riprendere il proprio viaggio. Su quel luogo sorse poi il monastero di San Salvatore, e oggi Savignone fa parte del Cammino di Sant’Agostino, il pellegrinaggio che unisce i luoghi simbolo della devozione agostiniana lungo l’antica Via del Sale.

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Passeggiando per le viuzze del centro storico, tra le case colorate tipicamente liguri si apre una vista mozzafiato sulle montagne circostanti, ed è facile notare, su uno sperone roccioso, la massiccia torre a ferro di cavallo del castello ormai in rovina. Scambiando due chiacchiere con le persone del posto, scopriamo che la fortezza fu costruita nel 1207 dai tortonesi sulla stessa roccia dove secoli prima era accaduto il fatto miracoloso riguardante la salma di Sant’Agostino. Pochi decenni dopo, il castello, così come il borgo di Savignone, entrò nel possesso dei Fieschi, il casato che resse il castello di Savignone per più tempo, arrivando, sebbene con un’interruzione, fino all’Ottocento.

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I Fieschi erano chiamati dal popolo “Gatteschi”, in onore dell’animale araldico che il casato scelse per cimiero: un gatto seduto, voltato a sinistra. Non solo: è anche noto che il loro grido di battaglia era “Gatto! Gatto!”.  Incontriamo i Fieschi anche nella piazza principale del paese dove si erge il cinquecentesco palazzo Fieschi, vicino al quale visitiamo la chiesa parrocchiale di San Pietro, fondata da Urbano Fieschi nel 1691, con al suo interno numerose preziose opere d’arte, tra cui una Visitazione di Santa Caterina da Genova di Giovanni Battista Carlone.

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Dopo questo bel giro in centro andiamo alla scoperta del paesaggio dal fascino selvaggio in cui s’immerge Savignone. Raggiungiamo così la frazione Autra, vicino a Olmi e non lontano dalla linea ferroviaria del trenino di Casella, dove la nostra giornata continuerà in una fattoria davvero fantastica, presso l’Agriturismo Autra. Attraversiamo un ponticello e dopo un minuto di strada a tratti sterrata che s’infila nel bosco restando tuttavia sempre facilmente percorribile, arriviamo davanti all’agriturismo dove possiamo lasciare la macchina nel comodo parcheggio antistante la struttura.

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Scendendo, non facciamo in tempo ad ammirare la vista mozzafiato sulle montagne circostanti che il nostro sguardo incrocia quello dolcissimo e curioso di un… lama bianco che ci osserva dal terrazzo. No, non è che il caldo ci ha dato alla testa, ciò che vediamo è davvero un lama, ed è solo il primo degli animali esotici e particolari che avremo il piacere di incontrare qui.

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Ad accoglierci con grande gentilezza è Alfredo, il titolare che gestisce l’azienda insieme ai figli Olmo e Agnese. Mentre scambiamo quattro chiacchiere sorseggiando delle bevande fresche tra cui dello sciroppo di rose fatto in casa, ci fanno compagnia un piccolo gallo dal piumaggio sgargiante e dal chichirichì da cantante lirico, e una gallina piccolina dai colori pastello. Il lama ogni tanto ci passa accanto sempre con aria curiosa e con modi gentili – non è affatto vero che i lama non si possano avvicinare perché sputerebbero. Vederlo da vicino scopriamo invece che è l’animale ideale per i terrazzamenti liguri: si arrampica e salta su altezze di oltre un metro con la stessa facilità con cui respira.

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Ma com’è nato questo agriturismo così particolare, amatissimo anche dai bambini che frequentano la fattoria didattica? “Abbiamo fondato l’azienda agricola nel 1983 con Roberta, la mamma dei ragazzi. All’epoca qui c’era solo la casa con qualche cascinetta intorno. Abbiamo iniziato con delle capre per fare il formaggio, cosa che facciamo tuttora coinvolgendo anche i bambini che partecipano ai laboratori.

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Visto che però le capre non danno il latte tutto l’anno, abbiamo voluto aggiungere anche le mucche puntando in particolare sulle vacche cabannine, autoctone dell’Appennino ligure.

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Era una specie quasi in estinzione, si chiamano anche vacche arrampicatrici, perché come i lama, anche loro non hanno nessuna difficoltà a fare su e giù su questi terreni scoscesi. Danno meno latte rispetto alle mucche comuni, ma il loro latte è di qualità eccelsa”, racconta Alfredo. “L’attività aveva presto destato l’interesse dei bambini e dei loro genitori e così si era iniziato a lavorare con i centri estivi dati in gestione dal Comune. L’agriturismo, con il servizio ristorazione si è aggiunto diversi anni dopo e si è consolidato grazie alla nostra gestione famigliare. Oltre ai pranzi classici sabato e domenica, facciamo anche cerimonie, feste ed eventi. Da novembre a marzo, dopo il pranzo, per gruppi di almeno sette bambini, prepariamo insieme gratuitamente il formaggio da portare a casa”, continua Alfredo.

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Per la gioia dei bambini, ma anche dei grandi, scopriamo presto che noi umani qui siamo in assoluta minoranza: ovunque guardiamo, vediamo animali, quasi tutti molto particolari. Prima di pranzo facciamo il giro della fattoria, che si estende su un vasto terreno da tipica fascia ligure con prati, ma anche con zone boschive e terrazzamenti. Il lama che abbiamo visto all’inzio non è l’unico, anzi, lui è l’ultimo arrivato in fattoria.

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Pure gli altri lama, tra cui anche uno piccolo, sono simpatici e dolci come il primo che abbiamo conosciuto. Fanno su e giù tra le loro stalle situate in alto e il livello del terrazzo dove dietro l’edificio hanno un piccolo tesoro: delle bucce di patate di cui vanno ghiotti. “I lama non hanno esigenze strane nell’alimentarsi. Brucano l’erba e quando ci sono, mangiano le ghiande o qualche frutto caduto dagli alberi. In questo periodo si deliziano con le prugne. Durante la giornata li lasciamo liberi di andare dove vogliono, ma la sera li facciamo rientrare nelle stalle attirandoli con un po’ di granoturco e mangime”, ci racconta Olmo, mentre raggiungiamo un altro amico dal collo lungo: l’alpaca.

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Anche lui è simpaticissimo, ora lo vediamo tosato per l’estate, con una mise che lo rende ancor più buffo. Poco più in là c’è un daino dalle corna vellutate, ma possiamo scorgere anche un muflone del Camerun.

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Vicino alle stalle delle capre, di cui ci sono pure diverse varietà, dalle camosciate alle Saanen, fino alle girgentane dalle corna che sembrano scolpite da uno scultore futurista, notiamo un gruppo di asinelli più piccoli del solito e quasi tutti bianchi: sono gli asini dell’Asinara, molto rari ormai perfino in Sardegna, ma riscoperti qui in Liguria.

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Non mancano nemmeno i maiali, e anche tra loro c’è più di un esemplare particolare come il magalica ungherese con la lana, oppure i maialini vietnamiti che scorrazzano felici sul prato ripulendolo senza mai fare danni.

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Dai maialini piccoli e cicciottelli si passa facilmente ai bovini esotici come lo zebù del Madagascar, l’Highlander scozzese o lo yak dell’Himalaya. “Ci piace tenere animali particolari e farli vedere alla gente. Non guardiamo principalmente all’utilità di certi animali, ma al loro fascino. Ci piace questa vita, è bello occuparci di loro e ci gratifica anche vedere la gioia dei bambini quando si stupiscono davanti a certi animali o quando imparano a fare il formaggio. Per stupirli, poi, a volte basta un maiale in cui loro riconoscono Peppa Pig, così come il lama che per loro sembra uscito dal cartone Le follie dell’imperatore”, ci confida Olmo.

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“I laboratori con la fattoria didattica si svolgono da aprile a luglio, con le scolaresche che arrivano col pullman da Genova. A settembre invece partecipiamo al programma della Regione delle fattorie didattiche aperte. I bambini vengono coinvolti in diverse attività dell’azienda agricola, accompagnano le mucche al pascolo, interagiscono con le caprette e imparano a mungerle, assaggiando il latte appena munto. Dopo il pranzo, che può svolgersi in agriturismo o anche solo al sacco seduti sulle panchine, viene loro insegnato di fare il formaggio che possono portare a casa. Quando poi tornano in agriturismo con i genitori, offriamo loro un pranzo gratis”, prosegue Olmo.

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Anche per noi è giunta l’ora del pranzo ed eccoci a gustare un bel menù fresco a chilometro zero. Oltre alle materie prime, provenienti in larga parte dall’azienda agricola, e sempre comunque dal territorio, (al supermercato al limite si comprano i tovaglioli, nient’altro), la freschezza caratterizza anche le idee in cucina: “Il menù di sabato lo decidiamo venerdì pomeriggio in base a ciò che offre l’orto in quel momento”, ci spiegano i titolari. Stavolta iniziamo con dei salumi e formaggi accompagnati da polpettoni, cuculli e torte di verdure.

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Dopo il ricco antipasto gustiamo dei primi di pasta fresca fatta in casa con la farina biologica proveniente da un’azienda vicina, scegliendo tra due specialità, una con la carne e una adatta ai vegetariani: le tagliatelle al ragù e i pansotti con la salsa di noci. Annaffiamo queste bontà con dei vini principalmente piemontesi come il Gavi, o dei buoni rossi dell’Oltrepò pavese. Anche nei secondi possiamo scegliere tra due opzioni, che stavolta sono una bella grigliata mista con costine e braciole, e l’arrosto di maiale con dei sughi sfiziosi e leggeri a base di frutta, che piacciono molto ai giovani del nostro gruppo. Anche i contorni sono un regalo dell’orto e infine, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei dessert fatti in casa che generalmente tendono a valorizzare il latte, la ricotta e le uova prodotte in azienda. Stavolta ci deliziamo con la torta di mele, le crostate e dei freschi yogurt molto piacevoli col gran caldo.

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A fine giornata ripartiamo per la città arricchiti di una bellissima esperienza e certi di tornare presto a Savignone che abbiamo scoperto non essere solo il paese del gatto, ma anche dei lama, delle caprette e di tanti altri simpaticissimi animali.

Francesca Bertha

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.savignone.ge.it

Agriturismo Autra

www.agriturismoautra.it

Fraz. Autra Savignone (GE)

aperto a pranzo sabato e domenica

348/3655655

340/5278201

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Gita con i lama, gli alpaca e le caprette nell’entroterra genovese: una giornata a Savignoneultima modifica: 2018-08-17T16:39:02+02:00da Francesca_Bertha
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