Pirati, miracoli e i sapori di una volta: gita fuori porta a Rapallo

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Era il 2 luglio 1557 e faceva molto caldo. Il contadino Giovanni Chichizola, di ritorno dal mercato ortofrutticolo di Rapallo dovette passare per il pericoloso Monte Letho, ovvero monte della morte, così chiamato per via delle numerose scorribande dei briganti. Stremato dalla stanchezza e dal caldo, si addormentò su uno sperone di roccia. A svegliarlo fu un bagliore improvviso. Al contadino apparve una bella signora vestita d’azzurro e di bianco, la quale, con tono deciso, ma molto gentile, gli disse: “Vai a Rapallo e di’ ai cristiani che voglio essere onorata qui”. La Madonna, prima di scomparire dagli occhi del Chichizola, gli donò un’icona: una tavoletta in legno di pioppo raffigurante il transito in cielo di Maria. Oggi quel monte si chiama Montallegro, e lì, a 612 metri di altezza sorge il Santuario mariano, eretto nel 1558, come chiesto dalla Vergine.

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Questo meraviglioso luogo sacro è la prima tappa della nostra gita a Rapallo, e salire lì, tornante dopo tornante ci regala anche l’emozione di sorvolare con lo sguardo i folti boschi che vestono le selvagge alture sopra la città. Dal sagrato del Santuario si apre una vista mozzafiato sul tratto del Golfo di Tigullio in cui è situata Rapallo.

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Scendendo in città, facciamo una passeggiata sul lungomare, scoprendo che il tremendo pirata ottomano Dragut attaccò Rapallo nel 1549 saccheggiando la città e facendo numerosi schiavi. Per evitare tragedie simili in futuro, fu costruito un castello in una posizione insolita, direttamente sul lungomare. Oggi quel suggestivo maniero è ogni anno protagonista di una rievocazione in cui viene dato simbolicamente alle fiamme durante uno spettacolo pirotecnico.

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Sul lungomare notiamo anche una costruzione rotonda in stile Liberty, con il soffitto splendidamente affrescato: si tratta del Chiosco della Musica: inaugurato nel 1929, il Chiosco fu donato alla città dagli emigranti rapallesi in Cile. Negli anni ’30 la piazza intorno era spesso gremita di gente che ascoltava i concerti per banda, ma anche di musica classica.

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Che l’arte sia nel dna dei rapallesi, lo si capisce anche visitando le loro numerose splendide chiese, tra cui il gotico complesso monastico di Valle Christi e la Basilica, intitolata dal 1118 ai Santi Gervasio e Protasio. La Basilica, dalla cupola ottagonale visibile da molti punti della città, è stata rimaneggiata numerose volte, e subì anche molti danni durante i secoli: il più recente risale al 1944, quando gli Alleati bombardarono Rapallo, provocando delle vittime all’interno dell’edificio e il crollo della navata destra.

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Durante la nostra passeggiata notiamo a un certo punto una splendida torre, alta e snella che spunta in fondo a uno dei coloratissimi vicoli del centro: si tratta della Torre Civica, costruita nel 1443, in aggiunta alla più antica chiesa di Rapallo: la Pieve di Santo Stefano, esistente già nel 1155.

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Dopo questo bel giro, piacevolmente stanchi e affamati, decidiamo di fermarci per cena presso il Ristorante da Romina, situato poco distante dal casello autostradale di Rapallo. Lasciamo l’auto nel parcheggio del locale e raggiungiamo con pochi passi l’ingresso, decorato con una composizione floreale e con una bici che richiama l’atmosfera bucolica delle campagne.

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Ad accoglierci all’interno dello spazioso locale è il titolare, insieme allo chef. A completare lo staff è la moglie poliglotta del proprietario, bravissima anche a fare i dolci e a rendere le sale del ristorante ogni giorno più belle ed accoglienti. La loro gestione, iniziata nell’aprile del 2018, nasce dal fortunato incontro tra il cuoco rapallese di lunga esperienza, maturata anche presso Slow Food, e il titolare, un vero appassionato delle tradizioni liguri, specialmente di quelle gastronomiche.

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Il proprietario è approdato in questo locale dopo anni di lavoro presso uno storico ristorante di Lerma, nell’alessandrino, dove si era fatto apprezzare in particolare per la sua pizza, sottile, squisita e facile da digerire. È raro incontrare qualcuno che lavori con un entusiasmo così autentico e con un’attenzione ai dettagli così profonda come lui.

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“Questo locale avrà una quarantina di anni e tradizionalmente era la classica trattoria fuori porta dei rapallesi i quali per sfuggire al turismo di massa, venivano qui per mangiare bene. Non c’era neanche la carta, ogni giorno erano disponibili pochi piatti, ma buoni, fatti come si deve. Nella via c’erano 4-5 trattorie così, ma pian piano hanno chiuso tutte perché i giovani non volevano portare avanti il lavoro dei padri, solo questa è sopravvissuta pur con degli alti e bassi.

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Ora il nostro obiettivo è quello di far rinascere la trattoria come era trent’anni fa, stiamo cercando di creare quello che a Rapallo non c’è. Il nostro motto è semplicità e tradizione”, ci spiega il titolare mentre ci accomodiamo nell’accogliente veranda le cui finestre danno sulla silenziosa strada e sul paesaggio circostante, mentre le immagini sulle pareti ci fanno compiere un viaggio nella Rapallo di una volta, ma non manca nemmeno qualche scena divertente tratta dai film e dei bellissimi piatti decorativi provenienti da varie città italiane ed europee.

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“Stiamo lavorando per attirare gente allenata al gusto, persone che vogliano mangiare veramente bene, che non siano né viziate, né vittime dei cibi pronti e altre presunte comodità dei nostri tempi che sono buone solo a far perdere le radici ai giovani”, dice, mentre lo chef ci racconta di ricette tradizionali della zona tra cui i pansoti nati proprio da queste parti, o del prebuggiun, la tipica miscela ligure di erbe spontanee che ai tempi si raccoglieva nei prati, una sana abitudine da rispolverare. “Per queste cose ritengo che sia indispensabile avere un cuoco italiano e di questa zona. Stiamo tirando fuori ricette di trent’anni fa, e facciamo piatti che devono essere come è scritto nei libri che costituiscono la memoria storica della cultura enogastronomica del posto”, dice il proprietario.

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Oltre a utilizzare solo materie prime di qualità, provenienti dal terriotrio, vengono adoperati anche alcuni ingredienti preziosi e per certi versi sorprendenti: il tempo e la fiamma. “Potremmo presentarci al ristorante ogni sera verso le 18, invece siamo qui dalle 9 del mattino, il tempo che dedichiamo alla preparazione dei piatti fa la differenza. La pasta fatta in casa, le confetture preparate da noi, la cottura lenta della carne, così come la lievitazione della pizza: in tutte queste cose il tempo è un fattore chiave”, ci raccontano.

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Ed ecco arrivare il momento di iniziare ad assaggiare alcune bontà: cominciamo appunto dalla pizza, sottile, particolare e buonissima, nata da lunghe ricerche sugli ingredienti – vengono utilizzati ben tre tipi di mozzarella, e questo è solo uno dei segreti del successo di queste pizze altamente digeribili. Un altro fattore che le rende così buone sono i tempi di lievitazione, di ben 24 ore. “Non servono quantità esagerate di lievito, ma serve il giusto tempo. Dopo sono le fiamme del forno a legna a completare l’opera, infatti secondo noi anche la fiamma è un ingrediente. A inizio cena faccio sempre assaggiare qualche fetta di questa pizza, e il fatto che la loro leggerezza sia riuscita a conquistare perfino diversi ottantenni inizialmente scettici è per me una grande soddisfazione. La nostra pizza non resta sullo stomaco a nessuno”.

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Dopo averla assaggiata anche noi, spaziando tra i numerosi gusti disponibili, dai classici ai più speciali come le vegetariane, le cremose, le viziose o quelle di pesce, possiamo confermare che è tutto vero, sono buonissime, sostanziose e leggere nello stesso tempo, e dopo averle mangiate, dormire serenamente non sarà sicuramente un problema.

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Passando alle specialità alla carta, iniziamo con un antipasto Maremonti che rispecchia la posizione geografica del ristorante anche nel suo nome, oltre che nelle sue componenti, che vanno dal pesce spada e dalle cozze ripiene fino all’insalata russa, alle frittelle di verdure e ai salumi, giusto per citare le più importanti. Qualcuno di noi assaggia anche uno squisito vitello tonnato all’antica prima di passare ai tipici e irrinunciabili pansoti della casa con salsa di noci. Tra i primi troviamo anche altre tipicità del territorio come i corsetti al tuccu di funghi, ritagliati con lo stampino come si usava una volta.

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Sono molto richiesti anche i chitarrini neri alle vongole veraci, ma non si rinuncia nemmeno agli gnocchi di patate al pesto. Annaffiamo queste bontà con degli ottimi vini liguri e piemontesi che accompagnano anche le pietanze.

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Il nostro viaggio nei sapori tradizionali continua con il coniglio alla ligure, piatto tipico per eccellenza, preparato con maestria, a cottura lunghissima per un risultato davvero esaltante. Gli amanti dei sapori di terra gustano volentieri un filetto di manzo con salsa ai porcini oppure la tagliata di fassona al rosmarino, mentre gli animi marinari si dedicano a un fritto di calamari oppure al tris alla griglia: pesce spada, gamberoni e calamari.

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Una cena così deliziosa non può che concludersi in gran dolcezza, grazie ai dessert fatti in casa tra cui il tiramisù, il semifreddo ai Baci di Dama, la panna cotta, il bonet, delle fette di torta o dei sorbetti.

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Dopo aver scoperto questo ristorante che fa rivivere i sapori di una volta, siamo certi che faremo spesso come i rapallesi di qualche decennio fa: per mangiare bene, faremo un salto appena fuori porta, presso il ristorante Da Romina.

Francesca Bertha

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.rapallo.ge.it

Ristorante Pizzeria Da Romina

Via Savagna, 3 Rapallo

Tel.: 0185/261421

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Pirati, miracoli e i sapori di una volta: gita fuori porta a Rapalloultima modifica: 2018-10-29T13:46:49+01:00da Francesca_Bertha
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