Sulla riviera romagnola tra divertimento e atmosfere da dolce amarcord: un weekend a Rimini

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Una città che è sinonimo di vacanza, di divertimento e di spensieratezza, meta turistica per eccellenza sin dal 1843, anno di fondazione del primo stabilimento balneare riminese, ma il cui fascino non si limita alla dolce vita delle estati in riviera. Oltre alla vivacità della sua spiaggia sabbiosa che si estende per 15 chilometri lungo la costa dell’Adriatico, e oltre alla spumeggiante vita notturna che la caratterizza, la città di Federico Fellini ha anche tanti altri volti da mostrare, quasi come fossero volti di personaggi da film, coinvolgendo il visitatore in un emozionante turbinio di amarcord.

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Basta fare pochi passi ammirando le numerose barche dai mille colori, alcune delle quali ormeggiate a bitte talvolta risalenti all’epoca romana e tra i cui alberi s’intravvedono scorci intrisi di storia per rendersi conto che qui i ricordi hanno buon vento: sono capaci di riportarci indietro nel tempo in un baleno, fino all’Impero Romano e oltre.

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Il territorio di Rimini deve essere piaciuto molto anche a dei viaggiatori arrivati qui molto prima di noi: i primi insediamenti umani risalgono infatti al Paleolitico inferiore, a ben 800 mila anni fa, e sul territorio sono stati rinvenuti oggetti appartenuti a civiltà come i villanoviani, gli unni e gli etruschi. Ad attirare quelle popolazioni non saranno state certo le discoteche, ma le stesse cose che apprezzarono anche i Romani, i quali fondarono la loro colonia qui nel 268 a.C.: la posizione strategica del territorio che poteva fare da anello di congiunzione tra Nord e Sud, la presenza di fiumi, di terreni fertili, oltre che del mare.

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Il primo monumento di epoca romana che incontriamo è il suggestivo ponte Tiberio, simbolo della città insieme all’Arco d’Augusto con cui ha in comune anche il materiale di costruzione, la pietra d’Istria. Il ponte a cinque arcate di grandezza crescente in direzione del centro si ritiene abbia anche qualcosa di misterioso: la presenza di due tacche somiglianti all’impronta di piedi caprini su una balaustra ha fatto sì che qualcuno ritenesse la struttura un ponte del diavolo, anche in quanto opera d’ingegneria molto avanzata per l’epoca. A confermare la fama sovrannaturale del ponte sarebbe anche il fatto che nonostante i feroci bombardamenti della seconda guerra mondiale, i quali afflissero a Rimini una distruzione inaudita, quello di Tibero restò l’unico ponte che i tedeschi non riuscirono a distruggere.

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Sopravvisse alle tempeste della storia anche l’Arco d’Augusto, l’arco romano più antico, consacrato all’imperatore dal Senato romano nel 27 a.C. Si tratta di un arco che non è mai stato provvisto di una porta che si potesse chiudere: è un arco che accoglie – quasi come se all’epoca avessero intuito il grande afflusso di turisti del futuro, infatti la politica  dell’imperatore Augusto, volta alla pace, la Pax Augustea, rendeva inutile chiudersi dietro una porta.

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Anche se non c’erano le discoteche, il divertimento non mancava in ogni caso nemmeno allora: ne è testimone l’Anfiteatro di forma ellittica che veniva utilizzato per gli spettacoli gladiatori e successivamente tornò utile anche come difesa contro i barbari.

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La passeggiata attraverso la storia continua nel Medioevo e nel Rinascimento, periodo, quest’ultimo, particolarmente florido per Rimini grazie alla signoria di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Ammiriamo così il tardo medievale Palazzo dell’Arengo, dal suggestivo loggiato eretto nel 1204 e ornato da affreschi delle scuola riminese del Trecento. Poco più avanti ecco il Palazzo del Podestà eretto nel 1334 e caratterizzato da tre archi gotici frontali. A ricordare lo stesso Sigismondo Malatesta è l’affresco del 1451 presso il Tempio Malatestiano di Piero della Francesca che ritrae il signore di Rimini in preghiera davanti a San Sigismondo. L’esterno del monumento funebre dei Malatesta è invece opera di Leon Battista Alberti.

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Ritorniamo nel Novecento passeggiando per le caratteristiche vie dello storico quartiere di Borgo San Giuliano, dove le atmosfere felliniane ci accompagnano perfino lungo la strada grazie a dei bellissimi murales che rievocano le opere cinematografiche del celebre regista, realizzati in occasione della Festa del Borgo del 1994, dedicata a Fellini scomparso l’anno precedente.

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A fare da cornice al nostro weekend riminese è il quartiere San Giuliano al Mare, dove alloggiando presso l’Hotel Ottavia possiamo immergerci nel fascino della vita rivierasca godendo di tutti i comfort e apprezzando un’ospitalità famigliare, a misura d’uomo, senza rincorrere inutili sfarzi e scoprendo, ancora una volta, dei capitoli di storia riminese.

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La nostra camera, situata al secondo piano, è una bella e luminosa matrimoniale dotata di tutte le comodità, dal wifi alla cassaforte e con vista dal balcone su uno scorcio di mare. I nostri amici alloggiano invece in una camera quadrupla (le 27 camere dell’hotel si dividono tra matrimoniali, famigliari, quadruple per adulti e stanze economy), anch’essa dotata di un grazioso balcone dove sorseggiare una fresca bevanda la sera. C’è inoltre una dependance, con un tavolo all’aperto e la vasca idromassaggio in giardino.

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Apprezziamo molto anche la possibilità di usufruire di un parcheggio privato nella caratteristica via parallela, così al nostro rientro la sera non dobbiamo perdere tempo a cercare posto. La spiaggia è raggiungibile in due minuti di passeggiata e in camera abbiamo anche trovato un utilissimo libro che ci ha dato molte dritte sia sul miglior utilizzo dei servizi in spiaggia, ma anche sulla storia del quartiere e sulle opportunità di svago in zona, comprese le escursioni e i percorsi in bici di cui approfittiamo volentieri durante il nostro soggiorno.

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Ad accoglierci con grande gentilezza è il titolare Andrea che gestisce l’hotel-  ristorante ormai da sei anni. “Questo non è un lavoro, ma una missione”, ci dice col sorriso quando ci capita di fare due chiacchiere mentre sorseggiamo una bibita nel dehor. “Nel dopoguerra da queste parti gli hotel e le pensioni erano tradizionalmente gestite da donne, e quando non era così, quelle attività non sono neanche andate bene”, inizia il racconto di Andrea. Anche questo hotel è nato grazie a una donna, Ottavia, appunto, vera pioniera dell’accoglienza turistica in riviera. “La costruzione originale dell’edificio risale agli inizi del Novecento, ed era un villino con un orto retrostante. Durante la stagione estiva la signora Ottavia affittava ai turisti le tre camere con cucina, mentre lei si ritirava con la famiglia in un capanno sul retro dello stabile.” Non solo: se la cucina romagnola è famosa in tutto il mondo, lo si deve anche a donne come Ottavia, alle cui tagliatelle e piadine non seppe resistere nessuno, per non parlare poi del suo brodetto di pesce fresco.

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Oggi a cucinare non è più lei, ma i sapori tipici che possaimo scoprire presso il ristorante dell’Hotel Ottavia sono atrettanto squisiti e piacciono molto anche alla clientela straniera. “A volte gli stranieri, abituati ai piatti unici, si meravigliano davanti alle nostre diverse portate”, racconta Andrea. Infatti, oltre al doppio menù a scelta, con primo, secondo e dolce, è a disposizione degli ospiti anche un ricco buffet con pizzette, verdure crude e cotte, crostini e tanto altro.

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La nostra cena romagnola inzia con un bel risotto allo scoglio, mentre i nostri amici optano per le pennette alla carbonara. Gli ingredienti sono di ottima qualità, compreso il pesce, specie quello azzurro, che arriva fresco direttamente dai pescatori locali. A seguire gustiamo uno squisito filetto di merluzzo gratinato, mentre gli amici “carnivori” non resistono agli involtini di carne. Accompagniamo il tutto con vari sfiziosi contorni dalle patatine fritte ai crocchè. Per concludere, non ci resta che cedere alle dolci tentazioni dei tantissimi dessert fatti in casa tra cui i semifreddi alla menta, al limone, all’amarena, la crema cotta, i gelati, i budini, la crème caramel o la panna cotta, per non parlare della vasta scelta di frutta di stagione.

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Dopo cena, i piccioncini del nostro gruppo si ritirano a guardare le stelle dalla panchina degli innamorati posta all’ultimo piano e dipinta con tanti bei cuoricini rossi. Di giorno invece da quell’angolo romantico si apre una bella vista su uno scorcio di mare: seduti lì è davvero facile sognare.

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Durante il nostro girovagare a Rimini abbiamo sentito un aneddoto su Fellini. Quando una volta voleva prendere stanza in un hotel lussuoso, il proprietario voleva dissuaderlo perché si vergognava di avere solo una camera piccola. Fellini chiese di vederla e quando constatò che c’era un letto e un bagno, disse che non mancava niente e che per lui andava benissimo. È un po’ questo il vero spirito della riviera romagnola, quella autentica, che sa godersi la vita anche senza tirarsela. Siamo felici di aver potuto passare qualche giorno in questa dimensione piacevole e umana, e torneremo ancora volentieri all’hotel nato dai sogni della signora Ottavia.

 

Francesca Bertha

 

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PER INFORMAZIONI:

www.comune.rimini.it

www.hotelottavia.com

Hotel Ristorante Ottavia

Via Umberto di Miniello, 10

Tel.: 0541/55181

 

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Sulla riviera romagnola tra divertimento e atmosfere da dolce amarcord: un weekend a Riminiultima modifica: 2019-06-29T13:45:48+02:00da Francesca_Bertha
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