Diario di bordo da una città per viaggiatori veri: un weekend a Genova

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Un meraviglioso anfiteatro naturale che si affaccia sul porto più importante d’Italia e che accoglie il viaggiatore con uno spettacolo mozzafiato di case colorate, di mare, di alture, di creuze scoscese che sfiorano antiche cappelle, di palazzi sfarzosi, di barche e di navi provenienti da tutte le parti del mondo: ecco una prima immagine di Genova, nota storicamente come “La Superba”, per otto secoli cuore di una potente repubblica marinara e oggi importante città d’arte e meta di turisti internazionali e di famiglie alla ricerca di una vacanza ricca di stimoli e divertente anche per i bambini.

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Arrivare qui, specie se dalla pianura avvolta nella nebbia o da qualche città immersa nello smog invernale, è come una sferzata di luce, di calore e di poesia. Basta un raggio di sole e le case colorate si illuminano come tanti tasselli di un arcobaleno inondando di una vitalità straordinaria gli animi. Una vitalità a volte “ostinata e contraria” come cantò Fabrizio De Andrè, una forza d’animo che in passato era necessaria per sfidare il mare, e che nel recente passato è servita per rialzarsi dopo la distruzione portata dai fiumi, così come dopo il crollo del ponte Morandi.

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Partire, ripartire, salpare per nuove mete, costruire nuovi palazzi e aprire nuove strade per il futuro: potrebbero essere queste le parole chiave del nostro weekend genovese durante il quale seguiamo Cristoforo Colombo alla scoperta dell’America, saliamo a bordo di una galea per scoprire che la vita dei galeotti era molto più brutta di quel che si poteva immaginare, finiamo naufraghi su una scialuppa in preda alle onde dell’oceano in tempesta a Capo Horn e salpiamo verso “La Merica” con gli emigranti italiani di inizio Novecento in cerca di una vita migliore.

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Dalle emozionanti mostre interattive del Galata Museo del Mare, il più grande museo marittimo del Mediterraneo, il viaggio ci porta ai Tropici, ma anche in fondo al Mar Mediterraneo, e tra i colori della barriera corallina grazie a ben quindicimila animali straordinari tra pesci, mammiferi marini, rettili, anfibi e uccelli che possiamo ammirare nelle settanta vasche dell’Acquario.

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Non solo: il Padiglione Cetacei, progettato dal Renzo Piano Building Workshop può ospitare fino a nove animali in quattro diverse vasche, da osservare attraverso una visita su due livelli: sia dall’alto, che da una prospettiva subacquea. Si tratta di una delle maggiori esposizioni di biodiversità in Europa, parola scientifica che qui si traduce in un mondo incantato popolato da foche a pois che nuotano velocissime, da pinguini che tra un tuffo e l’altro ci sorridono dalle rocce ghiacciate, da allegri delfini, da inquietanti meduse, da pesciolini che sembrano usciti da un caleidoscopio e perfino da un caimano pensieroso capace di stare immobile per ore a riflettere sulle grandi questioni della vita.

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Nello spettacolare Porto Antico, ridisegnato nel 1992 da Renzo Piano che ne ha creato un’area ricca di attrattive per il tempo libero, il viaggio di piccoli e grandi esploratori continua presso la Città dei bambini e dei ragazzi, la più grande struttura in Italia dedicata a temi come il gioco, la scienza e la tecnologia per bambini, dove si possono fare tante emozionanti scoperte. Anche Genova stessa rappresenta un luogo fantastico da esplorare, e per iniziare a farlo basta salire sul Bigo, l’ascensore panoramico dalla cui cabina rotonda, dotata di un sistema audio che illustra le bellezze della città in quattro lingue, si ammira un panorama unico.

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Nella Superba anche gli ascensori sono speciali: con quello che collega piazza Portello con il quartiere di Castelletto, a detta del poeta Giorgio Caproni, si arriva addirittura in Paradiso.

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Scrisse infatti il poeta: “Quando mi sarò deciso d’andarci, in Paradiso ci andrò con l’ascensore di Castelletto.” Caproni non ha affatto esagerato: l’ampia veduta panoramica sulla città che si apre dal Belvedere Luigi Montaldo è a tutti gli effetti paradisiaca.

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Dal Porto Antico, attraversando piazza Caricamento e costeggiando Palazzo San Giorgio, raggiungiamo la Sottoripa, dove si trovano i più antichi porticati pubblici d’Italia, realizzati tra il 1125 e il 1133. Ci avventuriamo anche nei caruggi dell’antico quartiere medievale andando a scoprire alcune delle trenta botteghe storiche riconosciute dalla Soprintendenza che conservano la tradizione di commercio e di artigianato di qualità della città.

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Si tratta di attività artigianali e di spazi per la creatività tra cui figurano storiche pasticcerie stracolme di dolci sfiziosità dai mille colori come la frutta candita – unico modo per i marinai di mangiare la frutta – o i marron glacé della Pasticceria Romanengo o della Pasticceria Villa di Profumo.

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Fanno parte del circuito anche la tripperia Casana di inizio Novecento dove erano soliti fare colazione i portuali o l’Antica Polleria Aresu in cui l’arredamento, comprese le celle frigorifere ricavate dalle antiche ghiacciaie, risale al 1910.

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“Perfino il telefono ce l’abbiamo a manovella”, scherzano i titolari prima di farci vedere un’altra chicca: “il Sacro Graal dei pollivendoli”, ovvero uno specchiauovo cilindrico, strumento un tempo illuminato con una candela, che serve per stabilire il grado di freschezza delle uova.

Percorrendo via San Lorenzo, arriviamo alla Cattedrale omonima, eretta sul luogo dove, secondo la leggenda, San Lorenzo e papa Sisto II, diretti in Spagna, furono ospitati presso una casa. Dopo l’uccisione del santo, in zona sorse una cappella e poi una chiesetta in suo ricordo, mentre la splendida cattedrale, con la facciata a strisce bianche e nere in tipico stile ligure, fu consacrata nel 1118, a lavori non ancora ultimati. In realtà l’edificio religioso rimase incompiuto: secondo il progetto originale avrebbe dovuto avere due torri campanarie, ma a causa della morte dell’architetto, quella di sinistra non venne mai completata. All’interno della chiesa a tre navate si possono ammirare numerosi meravigliosi affreschi e altre opere d’arte di tutte le epoche.
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Proseguendo lungo la salita raggiungiamo Porta Soprana, che nel Medioevo era la principale porta d’accesso alla città. A pochi metri di distanza dalle sue due eleganti torri, visitiamo la casa – museo di Cristoforo Colombo, tra le cui mura il futuro navigatore visse in gioventù, tra il 1455 e il 1470.

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Ci raccontano che la modesta casa, andata probabilmente distrutta durante il bombardamento di Genova del 1684 ad opera del Re Sole, venne ricostruita nel Settecento.

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È legata invece a delle importanti vittorie belliche genovesi (contro Pisa nel 1284 e contro Venezia nel 1298) la costruzione dello splendido Palazzo Ducale, un tempo sede del governo e residenza del Doge della Repubblica, restaurato per le Colombiadi del 1992, che oggi ospita delle mostre d’arte di grande rilievo.

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Quando Cristoforo Colombo partì per il suo viaggio che avrebbe ridisegnato il mappamondo, anche la mappa della città di Genova stava per essere notevolmente ridisegnata. L’aristocrazia genovese decise di creare dal nulla un grande quartiere di rappresentanza, destinando un’area degradata e periferica ad accogliere le residenze di alcune delle principali famiglie della città; nel giro di pochi anni sorsero così due sequenze parallele di grandi palazzi, per lo più dotati di cortili colonnati, di giardini pensili e di stupende sale affrescate. Lungo l’odierna via Garibaldi si possono ammirare tra l’altro Palazzo Tursi, Palazzo Rosso e Palazzo Bianco che costituiscono il prestigioso percorso dei Musei di Strada Nuova.

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Nel 1576 vennero istituiti i registri cosiddetti “Rolli degli alloggiamenti pubblici”, i quali raggruppavano i palazzi nobiliari che a turno venivano sorteggiati per accogliere visite di Stato. Uno dei primi viaggiatori ad essere rimasto affascinato dal sistema dei Palazzi dei Rolli, oggi patrimonio dell’Umanità Unesco, fu Pietro Paolo Rubens che nel 1622 pubblicò il libro I Palazzi di Genova con i rilievi di tutti i più importanti edifici del centro storico, proponendolo in Europa come una sorta di “manuale per la residenza del perfetto gentiluomo”. Uno dei più bei palazzi dei Rolli è il Palazzo Reale, residenza della corte sabauda a Genova a partire dal 1824, costruito verso la metà del Seicento dalla famiglia Balbi che aprì la via stessa che oggi porta il loro nome.

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Era uno dei pochi palazzi ad avere un accesso diretto al mare tramite un ponte che consentiva alle carrozze di imbarcarsi. Dopo i Balbi, la dimora passò ai Durazzo che operarono significativi interventi architettonici che arricchirono il palazzo di decorazioni incredibilmente raffinate e sfarzose di cui la scenografica Galleria degli Specchi, dove sono state girate alcune scene del film Grace di Monaco con Nicole Kidman, è solo uno degli esempi. Nel corso delle giornate Rolli Days che ricorrono più volte l’anno, è possibile visitare anche molti di quei palazzi storici che di solito restano chiusi al pubblico.

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I viaggiatori che salpavano dal porto genovese verso lidi lontani, non tornavano certo in patria a mani vuote: molti di loro portavano a casa dei “souvenir” originali come scheletri e pelli di belve esotiche, collezioni di insetti, di ragni e di serpenti dalle fattezze mai viste prima, insieme a una moltitudine di reperti zoologici di ogni sorta, un vero e proprio tesoro per la scienza. L’esploratore e naturalista più celebre che organizzò e promosse numerose spedizioni a cui spesso partecipò direttamente fu Giacomo Doria, che nel 1867 fondò il Museo di Storia Naturale. I reperti di oltre 4,5 milioni di esemplari provenienti da ogni latitudine, vengono studiati da naturalisti di tutto il mondo i quali sono riusciti a descrivere parecchie nuove specie proprio grazie al materiale zoologico unico del Museo. L’alluvione del 9 ottobre 2014 ha pesantemente danneggiato la struttura distruggendo l’attrezzatura scientifica, ma fortunatamente non ha toccato le preziose collezioni.

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Il Museo, che si accinge a festeggiare i suoi 150 anni nel 2017, è quindi ripartito con l’entusiasmo di sempre e punta sul fascino mozzafiato dell’esposizione di seimila esemplari disposti su una superficie di cinquemila metri quadrati, molto apprezzata anche dagli esploratori più piccoli a cui viene proposta una grande quantità di attività didattiche tra cui la Notte al Museo: una serata dedicata a giochi e laboratori, maschere da animali, storie della natura e poi tutti a dormire in sacco a pelo, sotto lo sguardo vigile dello scheletro fossile del colossale Elefante antico.

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Se è vero che da Genova si può salire in Paradiso prendendo un ascensore, è altrettanto vero che nel periodo natalizio, quando i sontuosi palazzi del centro, così come i caruggi tra cui spiccano torri e antiche chiese si vestono delle luci della festa, ritrovare una dimensione spirituale diventa quasi inevitabile. A Genova, città con una notevole tradizione di intagliatori di figurine da presepe (il Museo Giannettino Luxoro ne conserva oltre ottocento), il mistero della Natività assume anche una significativa valenza artistica grazie ai numerosi presepi della città. Il primo documento che parla di un presepe genovese risale al 1610 e come suggeriva Henry Aubert nel suo Villes et gens d’Italie del 1923, possiamo ammirare queste suggestive creazioni compiendo un vero e proprio tour dei presepi.

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Un viaggio spirituale e artistico durante il quale colpiscono anche le dimensioni delle riproduzioni della scena della Natività: presso l’Accademia Ligustica è esposto il presepe del ceroplasta bavarese di origini italiane, Johann Baptist Cetto, che misura poco più di 8 cm per 6. Neanche lo spazio dello schermo di uno smartphone, ma per l’artista fu sufficiente per compiere un miracolo creando una scena densa di figure e di elementi di ogni genere, dalle colonne fino ai fili d’erba, tutto minuziosamente elaborato e arricchito di particolari. Dal presepe più piccolo a quello più grande la strada è in verticale e si compie prendendo la funicolare da cui si apre una vista mozzafiato sulla città.

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Si raggiunge così il Santuario della Madonnetta, costruito alla fine del Seicento sul luogo di una serie di apparizioni mariane. La chiesa ottagonale, preceduta da uno spettacolare sagrato in ciottoli bianchi e neri è uno straordinario luogo di raccoglimento, l’edificio religioso con cui Genova si riconsacrava alla Madonna, particolarmente ricco di opere d’arte e di preziosi oggetti di culto tra cui 25 mila reliquie esposte sulle pareti. Nella Cappella della Pietà si può ammirare un meraviglioso gruppo ligneo scolpito da Anton Maria Maragliano tra il 1732 e il 1733, raffigurante la Pietà. Arriviamo così al Presepe, uno tra i più suggestivi tra quelli genovesi e visitabile tutto l’anno. Disposta su una vasta superficie semicircolare, l’opera presenta una moltitudine di storiche statuine databili dal XVII al XIX secolo, collocate in una scenografica ambientazione della Genova antica.

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Tra le belle figurine di legno colorato rivediamo molti dei luoghi storici che abbiamo visitato durante il nostro weekend genovese: da Porta Soprana a Palazzo San Giorgio fino al mercato, le torri e le chiese a conferma del fatto che a Genova non si smette mai di viaggiare. Da qui si salpa, si va in Paradiso e si ritorna, e dietro ogni scorcio che si conosce e si ama, ce n’è sempre uno nuovo da scoprire. Come suggerisce lo slogan turistico della città, “Genova more than this”: Genova è sempre molto di più di quello che si è già visto.

 

Francesca Bertha

 

PER INFORMAZIONI:

www.visitgenoa.it

Dove dormire a Genova

#genova  #genovamorethanthis

 

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Diario di bordo da una città per viaggiatori veri: un weekend a Genovaultima modifica: 2019-07-04T11:59:06+02:00da Francesca_Bertha
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